Perché Forlì e Co., attraverso il suo consigliere Federico Morgagni (nella foto), ha deciso di astenersi sulla mozione riguardante i rifiuti, approvata lunedì in consiglio? Anzitutto perché la mozione, condivisa di fatto da tutte le forze politiche, è stata ritenuta dal gruppo di Morgagni e Giorgio Calderoni "minimalista nell’impostazione e nei contenuti". Per questo il gruppo di centro sinistra ha presentato una sua mozione (bocciata), da ritenere "complementare" e non alternativa a quella approvata. Stando ai due consiglieri comunali, "era necessario venisse recepito esplicitamente il nuovo indirizzo comunitario...

Perché Forlì e Co., attraverso il suo consigliere Federico Morgagni (nella foto), ha deciso di astenersi sulla mozione riguardante i rifiuti, approvata lunedì in consiglio? Anzitutto perché la mozione, condivisa di fatto da tutte le forze politiche, è stata ritenuta dal gruppo di Morgagni e Giorgio Calderoni "minimalista nell’impostazione e nei contenuti". Per questo il gruppo di centro sinistra ha presentato una sua mozione (bocciata), da ritenere "complementare" e non alternativa a quella approvata. Stando ai due consiglieri comunali, "era necessario venisse recepito esplicitamente il nuovo indirizzo comunitario che individua nella quantità di rifiuti effettivamente avviati a riciclo, il parametro chiave per misurare i passi avanti verso un sistema sostenibile e che, partendo dai risultati raggiunti nella raccolta differenziata, chiarisse che la nuova frontiera deve essere una reale riduzione del volume di rifiuti prodotti".

I gruppi consiliari avrebbero dovuto promuovere "l’impegno ad accrescere la quota di rifiuti raccolti da avviare a riciclo, ponendosi la prospettiva di arrivare a rendere tutti i rifiuti riciclabili e riciclati". Altro punto non condiviso riguarda il ruolo di Forlì in ambito regionale. Il contributo cittadino al dibattito e al confronto con la Regione si sarebbe dovuto ispirare "ad un approccio ‘di governo’ e porsi il fine di costruire una logica ‘di sistema’", avendo come punti fermi, tra gli altri "l’autosufficienza gestionale regionale in materia di rifiuti e la ricomposizione di una visione integrata dei rifiuti urbani e speciali". Altro punto che non ha trovato la condivisione riguarda una maggiore azione di sensibilizzazione da parte di Alea sui cittadini rispetto ai temi ambientali e la necessità di trarre un bilancio dell’azione della società, partendo dal piano industriale presentato 5 anni fa. Al Comune si è demandato infine un impegno nella realizzazione "per lo sviluppo di filiere produttive improntate alla ‘circolarità’, all’interno di un approccio di sistema che valorizzi la prossimità e la filiera corta". Detto altrimenti: servono industrie in grado di lavorare sul territorio i rifiuti recuperati col porta a porta.

Si fa sentire anche il Partito democratico. "A distanza di sei mesi – spiega una nota – la mozione approvata lunedì ha raccolto e ribadito gli indirizzi politici che da oltre 10 anni la comunità del Pd persegue. In pochi anni la quantità di rifiuto indifferenziato si è ridotta drasticamente, passando dalle oltre 50mila tonnellate annue alle attuali 12mila circa; dal punto di vista delle tariffe è possibile registrare un contenimento e persino una riduzione del 6,5% per le utenze domestiche". Ora "è necessario che l’impegno dei cittadini e delle imprese del bacino forlivese trovi un giusto riconoscimento mirando all’impegno che l’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna ha assunto nel 2019 chiedendo di ‘prevedere, nell’ambito del prossimo Piano regionale di gestione dei rifiuti, la chiusura dello stabilimento forlivese in base alla valutazione dei risultati di raccolta differenziata ottenuti col nuovo metodo di raccolta’".