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30 lug 2022

"Non troviamo personale, la domenica niente cena"

Lo storico ristorante ‘Panoramico’ ha scelto di tenere chiuso alcune sere "Ci servirebbero 2-3 persone in più. Senza, è meglio ridurre l’impegno"

30 lug 2022
Roberto Dotti, uno dei tre fratelli che gestiscono il locale fondato nel 1965
Roberto Dotti, uno dei tre fratelli che gestiscono il locale fondato nel 1965
Roberto Dotti, uno dei tre fratelli che gestiscono il locale fondato nel 1965
Roberto Dotti, uno dei tre fratelli che gestiscono il locale fondato nel 1965
Roberto Dotti, uno dei tre fratelli che gestiscono il locale fondato nel 1965
Roberto Dotti, uno dei tre fratelli che gestiscono il locale fondato nel 1965

"Trovare camerieri e gente che lavora in cucina? Guardi, abbiamo provato in tanti modi ma è diventata veramente un’impresa". Roberto Dotti assieme alle due sorelle Manuela e Milena è il contitolare del ristorante ’Panoramico’ nella frazione di Massa di Vecchiazzano, sulle colline forlivesi. A fondarlo, nel 1965, fu il padre Giovanni, scomparso due anni fa. Punto di riferimento della ristorazione forlivese, il locale è meta di tanti lavoratori e tavolate, anche nei giorni feriali. Da qualche tempo, capita che Dotti e le sorelle siano costretti a dire di no a clienti che chiamano per prenotare. Ecco perché la penuria di personale è un problema sentito dal ristoratore.

Dotti, in quanti siete a lavorare al Panoramico? E quali mansioni dovrete coprire?

"Siamo noi tre fratelli e sette dipendenti, di cui uno a chiamata. C’è bisogno di camerieri e aiutanti per la cucina, almeno due o tre persone. Abbiamo tentato tramite vari canali, ma senza risultati concreti. Il migliore resta comunque il passaparola, i possibili candidati vengono segnalati da fornitori e rappresentanti di commercio".

Cosa succede, nella pratica?

"Che qualcuno si presenta, sta qui qualche giorno e poi abbandona".

Perché?

"Non vogliono lavorare la sera, oppure la domenica e i festivi. Ma la nostra attività è fatta così".

Altre difficoltà?

"Succedono cosa assurde. Adesso chiedono di lavorare in nero".

E perché?

"Percepiscono l’indennità di disoccupazione o il reddito di cittadinanza, quindi per non perderli vorrebbero essere assunti senza un regolare contratto, per integrare le altre entrate. Ma io non posso rischiare di rovinare un’attività che opera da oltre mezzo secolo per questi giochetti".

E quindi come fate?

"Abbiamo rinunciato a stare aperti alcune sere la settimana e persino la domenica sera. Non possiamo sobbarcarci una mole di lavoro eccessiva, quindi preferiamo ridurre l’impegno. E ci tocca dire di no a clienti e comitive, perché alcuni giorni non riusciremmo a seguirli a dovere".

Un paradosso. Ma non è sempre stato così.

"Ci mancherebbe! Fino a qualche anno fa succedeva il contrario. Eravamo noi a dover dire di no alla tante richieste che ricevevamo. Ci lasciavano il curriculum e alle volte non lo guardavamo neppure. Adesso evidentemente le persone hanno delle alternative".

Fabio Gavelli

© Riproduzione riservata

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