Forlì, 16 novembre 2018 - Decine di denunce. Da tutta Italia. Il caso Predappio ha disinnescato una sacca di sentimenti sociali e politici che ha colto di sorpresa gli stessi magistrati. Alle prese ora con la gestione di lettere di carta e mail che stanno approdando in modo ininterrotto negli uffici della sezione inquirente di palazzo di giustizia.

Al centro delle querele c’è il raduno dei nostalgici del Duce (foto) e il corteo fascista (video) messi in scena davanti alla tomba di Mussolini, il 28 ottobre scorso, in occasione del 96esimo anniversario della marcia su Roma. Ma soprattutto, all’interno di questo fondale, svetta una circostanza: la maglietta con la stampa Auschwitzland, in caratteri grafici simili a quelli di Disneyland, indossata da Selene Ticchi D’Urso, l’ex candidata a sindaca di Budrio di Bologna. L’indignazione ha evidentemente preso il sopravvento. E da tutta Italia stanno così sbarcando in procura a Forlì decine di esposti di cittadini privati da ogni angolo dello Stivale. E tutti chiedono ai magistrati forlivesi una sola cosa: «Condannate quella donna». I pm forlivesi, coordinati da Maria Teresa Cameli, stanno soppesando ogni lettera. Ogni denuncia. Compresa quella dell’Anpi, l’associazione partigiani d’Italia, spedita a Forlì già oltre una settimana fa all’attenzione delle toghe di palazzo Beccaria.

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«Un fatto che indubbiamente ci ha colto di sorpresa – ha sottolineato il capo della procura Cameli –, ma che dà l’idea di come questo evento abbia scosso le coscienze dei cittadini». Il caso, nello specifico, è sul tavolo del sostituto procuratore della Repubblica Francesca Rago. Al momento, ufficialmente, sul registro degli indagati compare il solo nome della Ticchi D’Urso, per la violazione della legge Scelba, ovvero per apologia del fascismo. Ma al vaglio dei magistrati requirenti forlivesi c’è ovviamente tutto il materiale giunto in procura dalla Digos, che ha identificato uno ad uno i partecipanti alla manifestazione.

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Si tratta di diverse persone, i più già volti noti noti e stranoti agli archivi della polizia. Il vaglio delle varie posizioni dovrebbe andare avanti per alcune settimane. Dopodiché la procura deciderà se indagare altre persone e, successivamente, chiederne o meno il rinvio a giudizio. Parallelamente la procura prenderà in considerazione la richiesta dell’Anpi di valutare il comportamento di prefettura e questura sul via libera alla manifestazione. Ma la stessa procura ha già fatto sapere che comunque «gli enti preposti alla pubblica sicurezza hanno la loro legittima discrezionalità».