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21 apr 2021

Processo Boccio, stavolta si parte

Dopo vari rinvii tecnici prima tappa del dibattimento per bancarotta contro l’ex patròn della Fulgor basket

21 apr 2021
Max Boccio e la moglie Mirale Chirisi, entrambi 47 anni, durante un match della Fulgor (Fantini)
Max Boccio e la moglie Mirale Chirisi, entrambi 47 anni, durante un match della Fulgor (Fantini)
Max Boccio e la moglie Mirale Chirisi, entrambi 47 anni, durante un match della Fulgor (Fantini)
Max Boccio e la moglie Mirale Chirisi, entrambi 47 anni, durante un match della Fulgor (Fantini)
Max Boccio e la moglie Mirale Chirisi, entrambi 47 anni, durante un match della Fulgor (Fantini)
Max Boccio e la moglie Mirale Chirisi, entrambi 47 anni, durante un match della Fulgor (Fantini)

Niente falsa partenza, stavolta. Il processo per bancarotta nei confronti del 47enne Max Boccio, il bolognese autoasserito messìa (poi decaduto) del basket forlivese – che nel luglio 2014 acquisì la Fulgor Libertas con l’intento di "raggiungere le vette italiane ed europee" della palla a spicchi – è scattato di fatto per la prima volta ieri mattina negli spazi del palazzo di marmo di piazzale Beccaria. La scorsa tappa (13 ottobre 2020) fu, concretamente, prettamente formale; e servì per incardinare il processo coi nuovi – giovanissimi – giudici del collegio ( Ilaria Rosati, presidente; Elisabetta Giorgi e Marco De Leva, a latere). Un disancoraggio da rimarcare; assai faticoso, dopo ben tre dilazioni, tutte di carattere tecnico, attigue a incompatibilità di magistrati o a toghe in procinto di lasciare la città per altre destinazioni giudiziarie. Col fallimento della Fulgor decretato dal tribunale civile di Forlì – 10 aprile 2015 – a causa di un buco di decine di milioni in bilancio, nonché dopo la repentina quanto umiliante estromissione dalla A2 Gold per mancati pagamenti a giocatori e collaboratori – gennaio 2015 –, per l’ex cestista felsineo s’inaugurò ufficialmente il tracciato investigativo, governato dagli agenti della guardia di finanza, sfociato poi nella richiesta di giudizio; Boccio è accusato dalla procura (pm Fabio Magnolo) di bancarotta fraudolenta e truffa, in concorso con la moglie Mirela Mihela Chirisi, sua coetanea, nascita romena, italiana d’acquisizione: Mirela, nella brevissima e tempestosa avventura forlivese, era l’amministratore della società (né Max né la consorte erano presenti ieri in aula al fianco del loro avvocato, Manlio Guidazzi). Tra gli imputati, anche la vecchia società Fulgor (difesa dall’avvocato Giovanni Principato). Parti civili, i tifosi (sostenuti dagli avvocati Andrea Romagnoli e Vittorio Manes); che accusano Boccio d’essersi intascato i 137mila euro degli abbonamenti. I testimoni d’accusa sono il ciak d’avvio del dibattimento. Esordisce Isabella ...

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