Forlì, 3 marzo 2018 - Nessun ripensamento. La procura va avanti. E dopo neanche un mese e mezzo dal decreto di fine indagine i pm Laura Brunelli e Francesca Rago, per il caso Livia Tellus, chiedono il processo per il sindaco di Forlì Davide Drei. Istanza di rinvio a giudizio sigillata dalla magistratura requirente anche per Gianfranco Marzocchi e Vittorio Severi.

Il primo, fino al 20 dicembre 2017, è stato il presidente di Livia Tellus Governance e Livia Tellus Holding, società portafoglio delle imprese partecipate pubbliche sia del comune di Forlì (LT Governance) sia dell’intero territorio (LT Holding). Severi invece dal 17 novembre 2014 ricopre il ruolo di direttore generale dell’amministrazione. I tre, in concorso, sono accusati di falsità ideologica commessa da un pubblico ufficiale e abuso d’ufficio. Otto i capi d’imputazione contestati dai sostituti procuratori Brunelli e Rago, con il coordinamento del capo reggente della procura Filippo Santangelo, che hanno diretto le indagini di carabinieri e guardia di finanza.

Per l’accusa ogni singola riga di ogni singolo verbale sequestrato in comune rema contro i tre indagati. Per questo i pm hanno scelto i tempi più brevi possibili per definire il fascicolo e inviarlo alla cancelleria del giudice per le indagini preliminari, che nei prossimi giorni fisserà la data dell’udienza in cui verranno decise le sorti giudiziarie di Drei, Marzocchi e Severi.

Il quadro per gli inquirenti è complesso, ma univoco. I tre si sarebbero resi responsabili di più «azioni illegittime» volte a «procurare intenzionalmente un danno ingiusto all’ente pubblico...» e sempre con l’obiettivo «di favorire Marzocchi». Nata da un esposto della Lega Nord nel 2016, il Livia Tellus Gate lievita in maniera lenta e progressiva, con carabinieri e finanzieri impegnati in un accurato e lungo studio delle carte requisite nella sede della società sotto inchiesta. Stando all’accusa, ogni mossa dei tre sarebbe stata volta ad aumentare i compensi di Marzocchi. Il quale, in sostanza, avrebbe intascato 33mila euro per il 2015 e 34mila per il 2016 per la gestione di LT Governance e LT Holding, in luogo degli 8mila euro annui previsti dalla normativa vigente.

I detective di Arma e fiamme gialle contestano il fatto che le delibere sotto inchiesta siano state firmate all’insaputa dei dirigenti delle due partecipate e del Comune di Forlì, inducendo all’errore ogni altro funzionario. C’è di più. Gli investigatori annotano nei loro memoriali che gli aumenti dei compensi delle società pubbliche, secondo la legge, devono essere disposti sulla base di un bilancio consuntivo concreto, e «non su teoriche previsioni», come invece avrebbero fatto i tre indagati. Che a breve sapranno se verranno processati o scagionati.