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23 giu 2022

Rom accolta da una famiglia "Vorrei diventare scrittrice"

Esmeralda, 19 anni, ha pubblicato un libro: il padre, spesso violento, mandava lei e i fratelli a rubare. Finché non è arrivata alla ‘Paolo Babini’

23 giu 2022
Esmeralda Seferovic con il suo ‘Parcheggiare altrove’ (foto Frasca)
Esmeralda Seferovic con il suo ‘Parcheggiare altrove’ (foto Frasca)
Esmeralda Seferovic con il suo ‘Parcheggiare altrove’ (foto Frasca)
Esmeralda Seferovic con il suo ‘Parcheggiare altrove’ (foto Frasca)
Esmeralda Seferovic con il suo ‘Parcheggiare altrove’ (foto Frasca)
Esmeralda Seferovic con il suo ‘Parcheggiare altrove’ (foto Frasca)

Frammenti che raccontano una storia di sofferenza, di dolore, ma anche di accoglienza, sostegno, riscatto e tanta voglia di superare il proprio destino, di andare oltre, lasciandosi consapevolmente, secondo una sua ironica espressione, "addomesticare": tutto questo lo racconta la giovane Esmeralda Seferovic, 19 anni, oggi cittadina italiana ma di origine rom bosniaca: da episodi di degrado e microcriminalità all’accoglienza della cooperativa forlivese Paolo Babini. E fino a scrivere, giovanissima, un libro, ‘Parcheggiare altrove’ (edito dalla forlivese Casa Walden, che ne ha curato anche il progetto grafico e i disegni).

"Tutto è iniziato mentre leggevo ‘Il piccolo principe’ – racconta –, lì dove la volpe dice che voleva essere addomesticata e ho pensato che anche io lo sono stata". Il libro è frutto della ferma volontà di Esmeralda di raccontarsi e attraverso il racconto, di trovare una nuova forza per andare avanti. Un libro nel quale ha voluto narrare episodi, ricordi, pezzi della sua vita precedente, di quando viveva con i suoi giovanissimi genitori a Bologna, in un camper, senza acqua, senza servizi. È stata aiutata nella redazione da Gilberta Gardini, sua insegnante di sostegno. "Lei mi ha chiesto di aiutarla in questa ricostruzione – precisa la docente – e io ho corretto, a volte, la sintassi, ma le parole, quelle, sono tutte sue". Il libro è un lucido, a tratti spietato, processo di scavo nella memoria, di quando lei e i suoi fratelli erano indotti a rubare davanti a un supermercato o dentro un negozio, della sua vita per strada, con un padre spesso violento. Allontanata dai genitori e presa in carico dai Servizi Sociali a Bologna, a nove anni entra nella comunità di accoglienza san Giuseppe, che fa parte della cooperativa Paolo Babini di Forlì. E, grazie a questo, la sua vita cambia. Ci sono regole da rispettare, c’è il problema della lingua italiana che non padroneggia del tutto, ma è lì che inizia la sua rinascita, con una famiglia di appoggio e la scuola. Fino all’istruzione superiore, grazie alla quale acquisisce una professionalità nel campo sociosanitario.

"Accompagniamo i ragazzi maggiorenni nel percorso verso l’autonomia, nella ricerca di un lavoro, di una casa – spiega Marco Conti, presidente della cooperativa – e lo facciamo grazie a una rete sul territorio che comprende il terzo settore, famiglie di sostegno, operatori sociali". Oggi Esmeralda, con l’aiuto della cooperativa, cerca un lavoro e presto farà un tirocinio presso un esercizio commerciale. Ma ha un sogno nel cassetto e lo esprime sorridendo appena, a voce bassa, con un po’ di timore. Ed è quello, in futuro, di tornare a scrivere.

Paola Mauti

© Riproduzione riservata

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