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8 giu 2021

Sara Pedri, riprese le ricerche della ginecologa scomparsa in Trentino

Il Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse e il prefetto di Trento hanno accolto la richiesta della famiglia

serena d'urbano
Cronaca
foto umicini
Sara Pedri, ginecologa all’ospedale Santa Chiara di Trento e poi a Cles

Forlì, 9 giugno 2021 - ​A pochi giorni dall’appello lanciato sul nostro giornale dalla famiglia di Sara Pedri, la ginecologa 31enne scomparsa il 4 marzo in provincia di Trento, sono state riattivate ieri le ricerche – interrotte il 14 aprile – nella zona del torrente Noce e del lago Santa Giustina, dove è stata trovata l’auto della ragazza. Il Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, Silvana Riccio, e il prefetto di Trento, Sandro Lombardi, hanno accolto la richiesta avanzata dall’avvocato Nicodemo Gentile del foro di Perugia, legale della famiglia Pedri, e da Marisa Golinucci, presidente dell’associazione ’Penelope’ Emilia Romagna, di cui Gentile è presidente nazionale. L’associazione nasce con l’obiettivo di dare sostegno a parenti e amici delle persone scomparse.

"Vogliamo dire grazie a ’Penelope’ per aver permesso di riattivare le ricerche. Un grazie particolare va anche al luogotenente Massimiliano Ungaro, comandante della stazione di Rumo, che coordina le ricerche sin dalla prima fase", commenta Emanuela Pedri, sorella di Sara, a nome di tutta la famiglia. Qualche giorno fa Emanuela, insieme a mamma Mirella, ha trovato la forza di raccontare la storia di Sara anche alla troupe di ’Chi l’ha visto’. Lo storico programma condotto da Federica Sciarelli, dedicato alla ricerca delle persone scomparse, ha realizzato un servizio sul caso della dottoressa forlivese che andrà in onda stasera su Rai 3.

Di Sara non si ha più notizia dal 4 marzo. Il giorno prima aveva mandato un messaggio alla sorella e al fidanzato confidando di "essersi tolta un peso". Il riferimento era ad una situazione lavorativa che, a suo dire, si era fatta difficile. Sara era ripartita da Forlì pochi giorni prima, per l’esattezza domenica 28 febbraio. Aveva trascorso un breve periodo a casa, su consiglio anche dei suoi cari, che la sentivano particolarmente provata.

È infatti dal 15 novembre, data del suo trasferimento in Trentino, che Sara non fa ritorno in Romagna. Dopo aver vinto il concorso per Cles – ma in realtà prende servizio da subito in un altro ospedale, il Santa Chiara di Trento – la 31enne decide, complice la pandemia in atto, di non rivedere i suoi cari per timore di un eventuale contagio. Solo il 19 febbraio Sara acconsente a rimettersi in macchina. In quei tre mesi ha perso 6 chili e il sonno. Appare turbata e nervosa. Inizia a parlare di dimissioni. Nel frattempo la famiglia la fa visitare dal medico di base che sul certificato scrive: ’calo ponderale significativo di natura da determinare - stress da lavoro’. La dottoressa vuole darle 15 giorni di malattia. Sara accetta di riposare solo una settimana, poi torna a Cles, dove abita e nel cui ospedale, nel frattempo, è stata trasferita. Il 3 marzo presenta però una lettera di recesso. "Mi sono tolta un peso", scrive. Il giorno dopo scompare.

La famiglia non si dà pace e si chiede cosa sia potuto accadere da destabilizzare così tanto una ragazza che, prima di allora, era apparsa solare e tenace e amante del suo lavoro.

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