Sara Pedri, 31 anni: si era specializzata in Ginecologia a Catanzaro
Sara Pedri, 31 anni: si era specializzata in Ginecologia a Catanzaro

Forlì, 10 luglio 2021 - "È una situazione più grande di me". "Non sono nelle condizioni psichiche di poter continuare". E parla di "profondo stato d’ansia", "terrore", vede in sé "competenze non adeguate agli standard". Le parole scorrono su un foglio bianco, nell’appartamento di Cles, in provincia di Trento, dove Sara Pedri abitava dallo scorso autunno. Un foglio ritrovato dai carabinieri, in seguito alla sua scomparsa, e finito agli atti dell’indagine – per ora senza indagati né ipotesi di reato – aperta dalla procura di Trento. A divulgarne il contenuto è stato il settimanale ‘Giallo’, uscito giovedì. Potrebbero essere appunti per spiegarsi meglio con qualcuno dell’Ausl, forse per accompagnare la lettera di dimissioni, dato che sulla prima riga del foglio la 31enne ginecologa scrive: "Questa telefonata l’ho rimandata in diverse occasioni".

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La tempistica è importante: a fine febbraio la dottoressa dell’ospedale Santa Chiara di Trento torna a Forlì, ha un certificato di malattia di due settimane che accerta una perdita di peso in seguito a stress lavorativo. Dopo soli sette giorni, però, vuole tornare lassù. Siamo ancora a febbraio: forse in quei giorni scrive quelle parole. Il 3 marzo si dimette ufficialmente. "Mi sono tolta un peso", racconterà negli ultimi contatti con la famiglia e con il fidanzato. Il 4 marzo sparisce. Le telecamere del paese danno un’ultima traccia di lei alle 6.30 di mattina, raggiunge un ponte sul torrente Noce, lascia il telefonino in auto. Le sue tracce, anche in seguito all’intervento dei cani molecolari, si interrompono lì. Tutto fa supporre che lì si sia spezzata anche la sua giovane vita.

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In questa concatenazione di eventi, anche gli appunti di Sara, una lettera scritta senza un vero destinatario, acquistano un’importanza notevole. Perché finisce per rivelare i pensieri negli ultimi giorni della sua vita: "L’esperienza a Trento doveva essere formativa, purtroppo ha generato in me un profondo stato d’ansia a causa del quale sono completamente bloccata e non posso proseguire" . Sara sta per chiudere un’esperienza lavorativa nella quale riponeva grandi speranze: si era specializzata a Catanzaro, in tempi record, era la prima volta fuori dall’università. Ma il bilancio è drammaticamente negativo: "Si ricorda con quanto entusiasmo sono partita – qui continua a rivolgersi a un futuro interlocutore dentro l’Ausl – , non ho mai detto no nonostante i molteplici imprevisti e dei progetti incivili. È una situazione più grande di me, non..." , e la frase resta sospesa. Ancora a mo’ di appunti: "Aspettative deluse" . E più sotto, sottolineato: "Competenze richieste non corrispondevano a quanto da loro atteso" . E poi è come se si difendesse: "Sono stata rimbalzata da una mansione all’altra senza un perché" . Ultima riga del primo foglio, in basso, come schiacciata dal peso di tutto ciò che sta sopra: "So che mi comprometto ma ho bisogno di aiuto" . Ancora: "La vita da ospedaliero non sarà da tutti e ne prendo atto, ma deve riconoscere che anche io sono stata piuttosto sfortunata a causa delle contingenze e non è stato possibile per la mia vita prendere una strada con un determinato obiettivo" . Dopo pochi mesi a Trento, Sara vede franare le sue speranze.

«Le competenze che credevo di aver sviluppato in autonomia – riprende – non sono adeguate agli standard e altre che non avevo proprio e che ritengo necessitino più mesi di formazione prima di poter essere svolte" . Un quadro che stride con il ricordo che ancora oggi ne danno le colleghe di Catanzaro, che hanno ricordato anche in tv a ‘Chi l’ha visto?’ il suo soprannome ‘Red Bull’ non solo per i capelli rossi: energia, vitalità, voglia di fare. "Una collega – disse la sua tutor Roberta Venturella – che consiglierei a qualunque reparto". In un primo momento – prima che il caso acquistasse rilevanza –, l’Ausl di Trento aveva detto di non vedere legami tra la scomparsa e le condizioni lavorative. Ma Sara, prima di andare là, era serena, hanno sempre ribadito tutti coloro che la conoscevano.

Nella seconda parte della lettera, la 31enne si concentra sulla situazione del reparto. A mo’ di appunto scrive: "Campanelli d’allarme" . E la situazione è difficile, come è emerso anche dai racconti delle colleghe a Chi l’ha visto e quelli che la famiglia ha raccolto in un dossier consegnato alla procura di Trento: "Con la fretta e la frenesia non si impara" . "Ho cercato di non disattendere agli ordini. Ho detto sempre di sì. Finora i risultati raggiunti sono solo terrore" . Questa parola è sottolineata. "Sono stata addirittura chiamata a colloquio da Tateo perché ho perso troppo peso" . Saverio Tateo è il primario di Ginecologia. "Non sono nelle condizioni psichiche di poter continuare" , scrive tra parentesi quadre, come a evidenziare la conclusione del ragionamento. "Non nego di avere grosse lacune, ma non mi è possibile colmarle" , scrive, aggiungendo poi un "se" all’ultima frase. C’è anche un accenno ai "cari che sono lontani": la sorella Emanuela e mamma Mirella a Forlì, il fidanzato Guglielmo a Cosenza, in un periodo in cui le zone colorate anti-Covid impedivano gli spostamenti. Considerazioni che vanno ad aggiungersi agli stessi messaggi vocali o di testo mandati da Sara alla sorella o agli amici. Tutto materiale che i carabinieri stanno vagliando con attenzione e che potrebbe portare a una svolta anche sul fronte penale.