Sara Pedri, la ginecologa 32enne sparita da Cles il 4 marzo
Sara Pedri, la ginecologa 32enne sparita da Cles il 4 marzo

Forlì, 27 giugno 2021 - Un appello dietro l’altro. La scomparsa di Sara Pedri – la ginecologa 32enne forlivese sparita da Cles in Trentino il 4 marzo – ha generato una serie di azioni e richieste nel tentativo di fare luce su un reparto, quello di Ginecologia e ostetricia dell’ospedale Santa Chiara di Trento, che da diversi anni vede un elevato turn over di professionisti. Se da un lato, infatti, l’assessora provinciale Segnana ha risposto (con un ritardo di 2 anni) al consigliere Degasperi indicando come motivazione plausibile il fatto che molti "scelgano il Santa Chiara per formarsi e poi tornino nella regione d’origine", la risposta non sembra convincere quanti, in ambito politico e sanitario, puntano invece il dito contro una gestione che induce i professionisti – anche molti trentini – alla "fuga".

Pertanto, dopo la scomparsa della giovane dottoressa, che aveva lamentato un forte disagio lavorativo ai limiti del mobbing, e dopo le testimonianze anonime di altre professioniste, l’Azienda sanitaria ha avviato un’indagine interna per "fare chiarezza", mentre "il primario Saverio Tateo ha concordato di usufruire di un periodo di ferie non godute". Ma l’indagine interna non ha placato gli animi. Marco Di Maio, deputato forlivese di Italia Viva, in accordo con la collega senatrice trentina Donatella Conzatti, ha presentato una interrogazione parlamentare affinché il governo mandi ispettori esterni al Santa Chiara.

Lo stesso appello è stato lanciato dalla professoressa Roberta Venturella – ex tutor di Sara all’ospedale universitario di Catanzaro, dove la giovane scomparsa si era specializzata l’anno scorso – con una lunga lettera al ministro della Salute Speranza. Anche la dottoressa Venturella chiede a gran voce che sia istituita una commissione esterna dal Ministero poiché, in caso di inadempienze da parte dell’azienda trentina è facile immaginare che questa non sia portata ad "autoincriminarsi".

Infine 70 ostetriche trentine hanno chiesto in questi giorni, con una lettera al direttore sanitario, di essere ascoltate tutte a chiamata. Non su base volontaria – il metodo scelto dall’azienda per portare avanti l’indagine – ma tutte indistintamente, con colloqui individuali. Questo darebbe maggiori tutele e garanzie a quante scelgono di esporsi con la loro testimonianza sul caso di Sara o su simili comportamenti pregressi in reparto.