Sara Pedri
Sara Pedri

Forlì, 17 luglio 2021 - Ha deciso di interrompere il silenzio di questi mesi con una lunga lettera a firma dei suoi avvocati. Saverio Tateo, primario dell’ospedale Santa Chiara di Trento (ora trasferito a Pergine e attualmente in ferie) è stato allontanato dal reparto di Ginecologia e ostetricia da lui diretto, a seguito dell’indagine interna condotta dall’azienda sanitaria, che ha portato al ricollocamento anche della sua vice, la dottoressa Liliana Mereu (trasferita a Rovereto). Indagine che ha coinvolto 110 dipendenti e che ha fatto seguito alla scomparsa della 32enne forlivese Sara Pedri. Alla commissione interna se n’è affiancata una esterna, inviata direttamenta dal ministro della Salute, Roberto Speranza.

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Saverio Tateo è stato spostato dall’ospedale Santa Chiara di Trento a Pergine


I legali Vincenzo Ferrante e Salvatore Scuto parlano di "campagna mediatica diffamatoria" ai danni del loro assistito, di attacco "alla sua reputazione" e di "una rappresentazione falsa, unilaterale e spesso demonizzante della persona coinvolta". Gli elementi raccolti sinora sarebbero, a loro dire "illazioni, menzogne e strumentalizzazioni". Nessun nesso, dunque, con la scomparsa della dottoressa Sara Pedri. Da chiarire, se così fosse, su quali basi la commissione interna abbia optato per il trasferimento dei due medici e per quali ragioni si sia dimesso l’ex direttore generale Pier Paolo Benetollo, lo stesso che riconfermò l’incarico al primario.

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La mamma e la sorella di Sara Pedri con in mano la foto della ginecologa scomparsa

"Il dottor Tateo, sino ad oggi, ha evitato ogni esposizione mediatica – spiega la nota dei legali – nell’intento di non interferire con le attività di indagine e accertamento compiute sia dall’autorità giudiziaria sia dalla direzione generale dell’ospedale. Egli, però, ha prontamente fornito ogni elemento in suo possesso all’autorità giudiziaria e ha prestato la massima collaborazione nei confronti della direzione dell’ospedale, al fine di fare chiarezza su quanto fosse eventualmente accaduto sul luogo di lavoro durante i pochi mesi in cui la dottoressa Pedri ha operato, in prova, presso il reparto da lui diretto; elementi che convergono tutti verso la radicale esclusione di qualsiasi nesso di causalità tra la scomparsa della dottoressa Pedri e l’attività e la funzione da egli svolta in qualità di direttore dell’unità operativa".
 

Al momento, oltre al caso segnalato in Procura dalla famiglia Pedri – esiste un corposo dossier, giunto alla quarta versione, che continua ad arricchirsi di nomi ed elementi – altre 7 ginecologhe in forza oggi all’ospedale Santa Chiara si sono rivolte alla magistratura. Di queste, tre hanno conosciuto molto bene Sara e avrebbero deciso di rompere il muro di omertà proprio dopo la sua scomparsa. "Parliamo di demansionamenti e altre condotte vessatorie riconducibili al mobbing", ha dichiarato l’avvocato Andrea Manca, che con il collega Andrea De Bertolini, rappresenta legalmente le dottoresse.