di Ermanno Pasolini Dopo un anno e mezzo di lontananza per la pandemia, in presenza nella sua aula magna a Savignano sul Rubicone, la Rubiconia Accademia dei Filopatridi ha celebrato i 700 anni della morte di Dante Alighieri con un conferenza dell’accademico Angelo Chiaretti, presidente del Centro Studi Danteschi San Gregorio in Conca. Tema della relazione: "Fragilità e affidamento nella Divina Commedia tra peste medievale e pandemia da...

di Ermanno Pasolini

Dopo un anno e mezzo di lontananza per la pandemia, in presenza nella sua aula magna a Savignano sul Rubicone, la Rubiconia Accademia dei Filopatridi ha celebrato i 700 anni della morte di Dante Alighieri con un conferenza dell’accademico Angelo Chiaretti, presidente del Centro Studi Danteschi San Gregorio in Conca. Tema della relazione: "Fragilità e affidamento nella Divina Commedia tra peste medievale e pandemia da Coronavirus". Presentato da Vincenzo Colonna presidente della Filopatridi, il professore Angelo Chiaretti ha esordito: "La differenza fra la peste e il Covid 19 sta principalmente nel fatto che oggi abbiamo a disposizione un sistema sanitario in grado di prevenire, studiare e combattere il diffondersi dell’infezione, mentre nel XIV secolo, come sappiamo dal Boccaccio, l’unico mezzo per combattere il contagio era l’isolamento". Poi Chiaretti ha parlato di Dante Alighieri come uomo: "Quasi tutti lo immaginano gigantesco, granitico, inattaccabile nel suo dogmatismo aristotelico e cristiano. Invece apprendiamo dalle sue ossa che riposano a Ravenna che la sua statura era solamente di un metro e 62 centimetri e che soffriva di diverse patologie come gotta, artrite, uricemia, piorrea, oltre alla celebre calvizie. Dunque abbastanza fragile fisicamente, tanto da morire all’età di 56 anni, per quella puntura di zanzara che lo colpì nelle Valli di Comacchio. Anche sul piano psicologico, la sua condizione non era ideale: rimase orfano di mamma all’età di 12 anni, visse in famiglia con una matrigna, fratellastri e sorellastre, trascorse la gioventù nei collegi religiosi domenicani e francescani. Infine, non dimentichiamo i 19 anni di esilio che lo fecero andare ramingo per l’Italia (e forse l’Europa) provando "come sa di sale lo pane altrui". E ha concluso: "A distanza di oltre 700 anni dalla sua nascita, escono nel mondo ben 400 opere di critica dantesca ogni anno, ponendo Dante al primo posto fra gli intellettuali di ogni secolo. Evidentemente c’è nella vita e nelle opere un messaggio che lo rende sempre attuale e che, come sottolineò Giovanni Papini, fanno di lui "un uomo vivo". Nel corso della cerimonia sono stati ricordati gli accademici defunti negli anni 2020 e 2021.