"Io sono un disabile internato". Così comincia la lettera, firmata Davide Bandini, arrivata ieri all’indirizzo di posta elettronica della redazione. A farsi da tramite nell’invio della missiva è l’associazione forlivese ‘Famiglie ragazzi senza voce’: il sodalizio si occupa di disabili in gravi condizioni. Nonostante i tentativi, ieri non è stato possibile contattarli. Comunque, quella che emerge una riga dopo l’altra è una storia drammatica che non riguarda solo Davide, ma tanti disabili che, in questi mesi, stanno facendo i conti con una...

"Io sono un disabile internato". Così comincia la lettera, firmata Davide Bandini, arrivata ieri all’indirizzo di posta elettronica della redazione. A farsi da tramite nell’invio della missiva è l’associazione forlivese ‘Famiglie ragazzi senza voce’: il sodalizio si occupa di disabili in gravi condizioni. Nonostante i tentativi, ieri non è stato possibile contattarli. Comunque, quella che emerge una riga dopo l’altra è una storia drammatica che non riguarda solo Davide, ma tanti disabili che, in questi mesi, stanno facendo i conti con una situazione dura che li priva degli affetti e di quegli spazi di autonomia conquistati con tanta difficoltà.

"Da quando c’è l’emergenza Covid19 io, come tanti altri, sono chiuso nei centri residenziali – continua Davide –. Per mesi siamo stati senza visite, solo con video-chiamate e telefonate. Poi non è che si è aperto tanto per noi. Solo visite a richiesta e la possibilità di fare qualche giro, ma con operatori, e amici disabili senza poter stare in luoghi aperti a tutti. Non è stato così per tutto il resto della popolazione nazionale, ma solo per disabili e anziani". Davide avanza anche una domanda: "Come si fa ora per essere cittadini attivi e inclusi nella comunità locale?". Davide non menziona mai la struttura di cui è ospite, ma non è con questa che se la prende, bensì con le restrizioni che anche i centri sono tenuti a osservare.

La situazione odierna non è certo paragonabile a quella pre-Covid: "Io posso fare tante esperienze fuori e grazie ad amici e amiche, fino a febbraio di quest’anno, sono potuto uscire e frequentare luoghi di mio interesse – va avanti Davide –. Già è difficile trovare chi è disponibile ad accompagnarti nei luoghi cittadini che ti interessano, ma ora col Covid è diventato un miraggio". I toni sembrano talvolta aspri e non è difficile cogliere rabbia nell’esternazione di Davide, una rabbia senz’altro comprensibile: "Noi disabili, come gli anziani, siamo dei carcerati. Riceviamo visite su appuntamento in sale predisposte e a distanza e… che non ci passino una lima sottobanco! Ma una lima non basterebbe per uscire da questa situazione!".

Se Davide Bandini parla di visite, lo fa in riferimento alla tregua concessa dai contagi durante l’estate, visto che anche quelle hanno avuto fine con l’alzarsi della curva epidemiologica di ottobre: "Ora non abbiamo neppure più le visite". La stessa ordinanza del sindaco Zattini le vieta, al pari di quelle in casa di riposo.

E, nelle ultime righe, ecco l’appello, provocatorio, certo, ma forse non del tutto: "Io chiedo un avvocato! Tutti i carcerati ce l’hanno, di diritto. Chi vuole essere il mio e nostro avvocato? Aspetto solo questo per procedere, per me e per gli altri l’inclusione è una strada in salita da sempre".

s. n.