Gbeu Serge Diomande: amico del ferito, della consulta comunale degli stranieri
Gbeu Serge Diomande: amico del ferito, della consulta comunale degli stranieri

Forlì, 8 luglio 2018 - «Stiamo pensando di organizzare una manifestazione contro il razzismo. In queste ore siamo in contatto con alcune associazioni del territorio per decidere quando e come farla». Così la comunità degli stranieri di Forlì intende reagire dopo un paio di episodi accaduti questa settimana. A farsi portavoce della comunità è Gbeu Serge Diomande, 28 anni, ivoriano, componente della consulta comunale dei cittadini extracomunitari e presidente di Anolf, associazione Nazionale Oltre Le Frontiere, legata alla Cisl.
 
Due notti fa, in viale Bolognesi, un ivoriano di 33 anni, Hugues Messou, è stato colpito presumibilemente da un proiettile sparato da una pistola a aria compressa (di quelle che si utilizzano anche per giocare a softair). L’africano era in sella alla sua bicicletta; il colpo è partito da un’automobile che lo ha affiancato. L’uomo ha riportato lievi ferite all’addome, giudicate guaribili in dieci giorni. Al momento i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile stanno acquisendo le immagini delle telecamere della zona alla ricerca di spunti investigativi che possano portare a individuare i responsabili dell’accaduto.
 
Standopoi al racconto di Diomande, nella notte tra lunedì e martedì, in corso Garibaldi, si è verificato un episodio analogo. «Una donna nigeriana, che conosco, era a piedi in strada insieme alla moglie di un mio amico. È stata avvicinata da un motorino, pare con due persone a bordo, dal quale è partito un colpo, sempre con una pistola a aria compressa. È stata ferita a un piede e si è fatta curare al pronto soccorso. Ha paura di presentare denuncia, le ho detto che invece è quello che dovrebbe fare».
 
Ecco, paura è il termine che in questo momento fotografa alla perfezione il clima che si respira in città. «Sì, abbiamo paura. Fatti simili non si erano mai verificati a Forlì prima d’ora». Si tratta di razzismo? «Sì, si può chiamare razzismo. Perché si spara ai neri. Si guarda alla pelle, è evidente». In questi giorni verrà definito come e quando scendere in piazza. «È il momento di far sentire la nostra voce e che la politica parli alla comunità africana. Oppure ci dicano che c’è il coprifuoco e che dopo una certa ora non possiamo più uscire di casa. Bisogna fare qualcosa. Non vorrei che la prossima volta sparassero proiettili veri».