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14 giu 2022

"Terremo vivi gli ideali di Dino Amadori"

I figli dell’oncologo, Giovanni e Andrea, hanno fondato un’associazione. Venerdì alla Panighina la prima raccolta fondi

14 giu 2022

Nasce l’associazione intitolata a Dino Amadori, l’oncologo, fondatore di Ior e Irst-Irccs, morto il 23 febbraio di due anni fa all’età di 83 anni. A presiederla è il figlio, Giovanni. L’associazione, spiega quest’ultimo, "intende in primo luogo divulgare e sensibilizzare i principali valori identitari di mio padre, quali la ricerca, il volontariato e la formazione". Tutto questo "integrando interventi contro i tumori in settori non sufficientemente coperti dal servizio sanitario nazionale".

Il primo appuntamento per dare concretezza a queste parole è in programma venerdì al parco delle terme di Panighina, in via Consolare 2002, a Bertinoro, quando dalle 20 in avanti verranno raccolti fondi da destinare a Ior, Irst e Loto, associazione che si occupa di tumori ginecologi (ingresso 35 euro; già 250 le prenotazioni, per aggiungersi occorre contattare il numero 349.3543520). Tra i partecipanti vari rappresentanti istituzionali, tra cui la senatrice di Forza Italia Anna Maria Bernini.

Altro figlio del grande oncologo, Andrea, è vicepresidente dell’associazione e componente dell’associazione Loto. Del genitore ha questo ricordo: "In qualsiasi ambito si trovasse la prima cosa che faceva era quella di cercare empatia. Di lui ricordo anche la semplicità nello spiegare le cose e del voler condividere le scoperte in ambito di cura dei tumori. Per lui fare rete era fondamentale". "Mio padre dal terzo piano dell’Irst scendeva per accarezzare e baciare i pazienti, una cosa che mi sorprendeva – aggiunge Giovanni, di professione avvocato –. Anche nel mio settore vedo sempre più professionisti che antepongono la propria autoreferenzialità al rapporto umano: mia padre non era così".

Così, invece, lo ricorda Sandra Balboni, presidente di Loto: "Dino Amadori sapeva umanizzare le cure, cosa che non sempre avviene. Di lui ricordo le grandi umanità ed empatia". Gian Luca Zattini ha lavorato spesso con Amadori nei dieci anni in cui è stato sindaco a Meldola. "Spesso gli dicevo: ‘Professore, lei mi ha intelligentito’ – dice sorridendo –. Una parola che non esiste e che il professore Amadori voleva ‘proporre’ all’Accademia della Crusca". La dinamo di Amadori – originario di Corniolo, frazione di Santa Sofia – era in perenne movimento. "Gli dicevo sempre ‘lei è un vulcano’, perché non aveva ancora raggiunto un obiettivo che già ti parlava del successivo". Per anni Amadori si è battuto "per realizzare un’oncologia del territorio, progetto che purtroppo non ha fatto in tempo a veder realizzato. Ebbe tanti nemici e venne osteggiato politicamente per questa sua proposta", che dopo la sua morte prese definitivamente forma.

Resta una incompiuta, a dire del sindaco di Forlì: si tratta "della bioteca di popolazione. Un progetto che si è un po’ fermato e che proveremo a concretizzare". Obiettivo della bioteca è quello di raccogliere "il patrimonio genetico delle persone e capire come cambia in base all’ambiente", così da poter curare meglio chi si ammala.

Luca Bertaccini

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