Tetraplegico dopo una caduta dalle scale
Tetraplegico dopo una caduta dalle scale

Forlì, 18 dicembre 2019 - Da quel 24 agosto del 2015 non si è più svegliato. Stefano A., 43 anni, vive in uno stato neurovegetativo, ospite di una struttura del Forlivese. Faceva il fattorino, e a ridurlo così è stata una caduta dalle scale di un pub, dove stava effettuando una consegna. Alle sbarra per lesioni gravissime ci sono i due titolari del locale, padre e figlio, difesi dagli avvocati Luca Brugioni e Walter Giovanni Pari. In corso però c’è anche una causa civile, dove i familiari dell’uomo, rappresentati dall’avvocato Giiuseppe Mazzini, hanno chiesto un risarcimento di 14 milioni di euro. A fare la differenza sarà il processo penale, con la prossima udienza fissata al 13 gennaio prossimo.


L’uomo, forlivese, era dipendente di un’anzienda di consegna e quel giorno avrebbe dovuto portare dei generi alimentari a un pub di Torre Pedrera. Aveva preso la merce e carico di roba stava scendendo la scala che portava alla cantina, al piano seminterrato, quando aveva perso l’equilibrio ed era caduto malamente. Forse un piede in fallo o era semplicemente scivolato, ma la caduta era stata terribile. A trovarlo erano stati i gestori del locale, era privo di sensi e non dava segni di vita. Avevano chiamato subito l’ambulanza, e gli operatori sanitari si erano subito resi conto che le sue condizioni erano molto gravi. Gravità confermata dai medici una volta giunti al pronto soccorso. Gli esami medici avevano riscontrato un devastante trauma cranico, l’uomo era ormai caduto in uno stato di coma da cui non si torna più indietro. Tetraplegico, avevano sentenziato i medici: nessuna speranza di ripresa.
 

Sul posto era arrivata anche la Medicina del lavoro e i tecnici avevano concluso che la scala che portava alla cantina era messa decisamente male. I gradini erano uno diverso dall’altro e mancava anche il corrimano. Senza contare che il corriere non avrebbe dovuto portare la merce fin laggiù. I proprietari del pub si erano difesi sostenendo che quella parte del locale non era accessibile ad altri che non fossero loro e che in effetti il fattorino non avrebbe dovuto trovarsi lì. L’inchiesta si era chiusa con il loro rinvio a giudizio con l’accusa di lesioni gravissime, e il prossimo 13 gennaio verranno sentiti proprio i tecnici della Medicina del lavoro che andranno a testimoniare sulle condizioni di quella scala.


Intanto la famiglia dell’uomo, oltre che sul fronte penale si sta battendo anche su quello civile con una richiesta di un maxi risarcimento, fatto nei confronti dei proprietari del pub, della ditta per cui lavorava il figlio e del committente che aveva fornito la merce da consegnare al locale. Stefano invece si trova ricoverato in una clinica di Forlì e le sue condizioni sono quelle di un vegetale. E’ vivo, se di vita si può parlare, solo grazie alle macchine.

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