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7 mag 2022

Tre imputati a processo Il Comune sarà parte civile

Inondazione colposa e omessa autorizzazione dei lavori: queste le accuse contro due tecnici di Autostrade per l’Italia e il titolare della ditta esecutrice

Andranno a processo in tre per l’alluvione di Villafranca e San Martino di Villafranca, del 14 maggio 2019. L’ha decretato ieri il giudice per l’udienza preliminare di Forlì, Giorgio Di Giorgio.

Tonino Maria Bartolotta, legale rappresentante di una ditta di Martirano Lombardo (provincia di Catanzaro), esecutrice dei lavori di ristrutturazione delle arcate del ponte dell’A14 sul fiume Montone; il responsabile del procedimento, Graziano Pastorelli, ingegnere di Autostrade per l’Italia; Michele Renzi, direttore del Terzo Tronco di Autostrade per l’Italia al momento dei fatti: sono gli imputati che affronteranno il procedimento penale, che scatterà l’8 novembre prossimo. Tutti e tre sono accusati di inondazione colposa.

In base alle risultanze della procura di Forlì (pm Federica Messina), gli operai addetti all’intervento di manutenzione "su una trave del cavalcavia dell’autostrada... avrebbero lavorato sull’argine del fiume ignorando le norme di sicurezza e aprendo in questo modo alcuni varchi sugli argini del fiume Montone, per il transito dei mezzi, non preoccupandosi degli allarmi meteo che già da giorni davano piogge che avrebbero fatto alzare il livello dell’invaso che non sarebbe più stato in grado di contenere le acque...".

Tra le 16 e le 17 del 14 maggio 2019, dopo 50 ore di fitte precipitazioni, un fiotto d’acqua largo quanto la bocca d’una bombarda, proprio sotto il cavalcavia dell’A14, nel cuore del cantiere, "lasciato inattivo dalla ditta appaltatrice" – scrive la procura, che s’è avvalsa d’una perizia ingegneristica –, comincia a pervadere Villafranca (in particolar modo) e San Martino in Villafranca. In meno di un’ora la Lughese viene sommersa; allagate decine di case (interessato l’80% delle abitazioni); oltre 200 ettari di terra scompaiono sotto un olivastro drappo melmo-paludaceo. Centinaia di persone, nella notte, sono costrette ad abbandonare le mura domestiche. Chi può emigra dai parenti. Gli altri trovano rifugio nell’ex istituto agrario.

Quel mega zampillo, all’origine del disastroso straripamento del Montone, per la procura sarebbe stato sprigionato "dai lavori all’argine del Montone appaltato da Autostrade per l’Italia alla ditta catanzarese".

Ma non c’è solo questo; il dossier accusatorio comprende anche la violazione del regio decreto 523 del 1904 (articolo 93-96); norma varata ai tempi della monarchia savoiarda, tuttora vigente, che obbliga chiunque esegua dei lavori sui "bacini idrici" a ottenere "specifiche autorizzazioni presso le autorità competenti". Beneplaciti istituzionali che, nella rappresentazione degli inquirenti, sarebbero del tutto assenti.

Due le parti civili che sosterranno la pubblica accusa nel processo dell’8 novembre: il Comune di Forlì (rappresentato dall’avvocato Enrico Canepa), e l’azienda agricola Villa, assistita dall’avvocato Lisa Maltoni.

Maurizio Burnacci

© Riproduzione riservata

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