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3 apr 2022

Un rito che fa sognare eterna giovinezza

enrico
Cronaca

Enrico

Zambianchi *

L’incanto della Segavecchia. Non avrei mai pensato ad un cliché come "Ci si divertiva con niente", ricordando la Segavecchia dei miei anni adolescenziali, ma del resto si può guardare a questa festa ultracentenaria solo attraverso i ricordi di ragazzo, quando tutto il mondo che circonda la Segavecchia sembra fatato. E’ un paese di cartapesta in corteo, colorato dalle luci del Luna Park, dove il tempo si dilata tra i primi amori e il profumo del croccante alle mandorle. Festa per quell’età delle scuole medie e dei primi anni delle superiori, quando tutto è possibile e il futuro a portata di mano.

Difficile ‘spiegare’ questo ’Carnevale in ritardo‘, eppure ancora oggi ai bambini va fatto vedere quell’enorme fantoccio sul carro, che incute un certo timore, mentre viene tagliato a metà da un’enorme sega manovrata da due misteriosi figuri incappucciati. Rito di passaggio dall’inverno alla feconda stagione nei campi, ma anche viaggio al contrario che fa tornare bambini gli adulti. Si sacrifica la ‘Vecchia’ per promettere e sognare una primavera infinita, un’eterna giovinezza, per tornare nel paese dei balocchi collodiano dove le nuvole sono di zucchero filato e le strade si riempiono di imbonitori capaci di convincere chiunque che si possa piantare un chiodo nel legno con solo tre colpi di martello. Ogni forlimpopolese ha il suo personale ricordo della Segavecchia, del clima familiare nel quale bastava stare insieme e invitare parenti e amici ‘da fuori’ seduti a tavole imbandite, un giro sulle giostre più ardite, l’immancabile frutta secca e la tombola in piazza. E i ricordi rimangono come quei coriandoli che ritrovi nei risvolti o nelle tasche del giubbotto la stagione successiva.

* comico e attore

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