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11 giu 2022

Una fusione per pensare in grande

11 giu 2022

[Segue dalla prima]

Allora pensammo che fondere le tre Province esistenti per dar vita a un’istituzione territoriale pubblica unica fosse un passo possibile (anzi necessario). Lo si poteva fare senza complicati cambiamenti costituzionali. La Romagna avrebbe rappresentato un modello in un’Italia che continuava a dividersi. La Provincia romagnola sarebbe stato un luogo di discussione, proposta e progetto intorno ad alcuni grandi temi. Non se ne fece nulla. Si preferiva cullarsi nell’adagio, già allora fuori dal tempo, che ’piccolo’ era bello.

Anche dopo, quando il tema dell’accorpamento fu ripreso, le resistenze ostacolarono qualsiasi passo avanti. La stessa assemblea dei comuni dell’Ausl unica, che poteva fungere da primo ’parlamentino’ romagnolo, restò un organo burocratico. Quanto all’Università, i processi di ricentralizzazione in corso dal 2010, hanno affievolito le già timide predisposizioni alla cooperazione, consentendo quel ’divide et impera’ bolognese che deriva proprio dalla difficoltà a ’pensare insieme’ delle realtà romagnole. Ne siamo testimoni diretti.

Poi, però, la società civile cominciò a muoversi. Prima sindacati (la Cisl), poi Confindustria e cooperazione hanno dato segnali via via più significativi. Forse l’età dei feudi politici è destinata a un prossimo tramonto? Forse le crisi successive e la flessione demografica in corso stanno segnalando che è giunto il tempo dell’unità e di pensare in grande, unica via per un futuro importante? Ce lo auguriamo e salutiamo positivamente ogni passo in questo senso. Ma è bene ripartire dall’origine, rimontare il film di questi quindici anni e capire dove e perché non si è andato avanti. La Provincia unica è una soluzione necessaria che ha bisogno di attori capaci di comprendere che non si tratta solo di ridisegnare confini geografico-istituzionali ma di cambiare il modo di pensarsi e di vedere il futuro.

Roberto Balzani

Giliberto Capano

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