L’ampia copertura in legno lamellare dell’area termale nel sito archeologico
L’ampia copertura in legno lamellare dell’area termale nel sito archeologico
E’ stato approvato dall’amministrazione di Galeata il progetto di recupero conservativo dell’area termale della Villa di Teoderico nell’area archeologica del Pantano – Saetta. Il progetto, d’intesa con la Soprintendenza per i beni e le attività culturali di Ravenna, è stato affidato alla ditta Phoenix Archeologica srl di Bologna per un importo complessivo di 50mila euro a carico del bilancio comunale. Un intervento reso necessario a seguito del crollo del manto di copertura a causa del ‘nevone’ del 2012 che aveva in parte rovinato i resti della Villa. Solo dopo un lungo e tormentato...

E’ stato approvato dall’amministrazione di Galeata il progetto di recupero conservativo dell’area termale della Villa di Teoderico nell’area archeologica del Pantano – Saetta. Il progetto, d’intesa con la Soprintendenza per i beni e le attività culturali di Ravenna, è stato affidato alla ditta Phoenix Archeologica srl di Bologna per un importo complessivo di 50mila euro a carico del bilancio comunale. Un intervento reso necessario a seguito del crollo del manto di copertura a causa del ‘nevone’ del 2012 che aveva in parte rovinato i resti della Villa.

Solo dopo un lungo e tormentato iter amministrativo con l’assicurazione prima e le gare d’appalto dopo, a fine 2019, i lavori furono affidati alla ditta ‘Milanesi srl’ di Santa Sofia. Il progetto della nuova copertura, curato dall’architetto Fabio Eugenio Flamini, per proteggere i resti più significativi dell’elegante quartiere termale datato fine V secolo – VI secolo d. C., si è materializzato un anno fa con la nuova ed ampia copertura in legno lamellare della Rubner con manto di copertura in pannelli di lamiera coibentati pre verniciati e la sistemazione esterna del parco archeologico.

Questo primo stralcio di 300mila euro (di cui 250 di lavori) ha la funzione di proteggere e musealizzare uno dei più prestigiosi settori della grande residenza tardo antica. Infatti il sito archeologico, scavato per la prima volta nel 1942 da un gruppo di studiosi dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma, venne inizialmente interpretato come il palazzo di caccia del re Teoderico, in base al racconto della Vita di S. Ellero. Dopo un lungo periodo di inattività, durante il quale l’area era stata integralmente risepolta, nel 1998 sono ripresi gli scavi, a cura del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna, dietro concessione della Soprintendenza Archeologia dell’Emilia Romagna.

Le ricerche hanno individuato sia strutture romane sia teodoriciane, portando alla luce un elegante quartiere termale, con i canonici ambienti riscaldati artificialmente (calidarium e tepidarium) e gli ambienti freddi (frigidarium); collegato a questo settore coperto, un ampio cortile pavimentato in lastre di arenaria con al centro un grande vasca. Il quartiere termale era parte di una ricca residenza signorile databile tra la fine del V e l’inizio del VI sec. d.C. Dal 2012 in poi, grazie al progetto S.f.e.r.a dell’Università di Parma, le campagne di scavo dirette dagli archeologi Alessia Morigi e Riccardo Villicich hanno rinvenuto resti di un complesso molto più ampio ad occidente, pertinente al settore residenziale della villa gota. E i due splendidi mosaici recentemente rinvenuti di cui uno policromo geometrico di alta qualità in cui si riconoscono "gli stilemi di maestranze ravennati coeve che hanno lavorato alle pavimentazioni musive della ‘Domus dei tappeti di pietra’ e del Palazzo di Teoderico a Ravenna" attendono ora anche loro di essere portati definitivamente alla luce e musealizzati.

Oscar Bandini