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16 giu 2022

Zattini: "Se evitiamo il campanilismo, unire le tre province diventa realistico"

Il sindaco avverte: "Non facciamoci distrarre da altre priorità". Poi apre all’ipotesi chiesta dal mondo economico: "Tra le 4 grandi città c’è un clima migliore rispetto al passato. Stiamo già riflettendo sulle priorità insieme alle imprese"

16 giu 2022
marco bilancioni
Cronaca

di Marco Bilancioni

Gian Luca Zattini, sindaco di Forlì, da giorni il mondo economico insiste perché la politica lanci una ‘provincia di Romagna’: prima i cooperatori poi Confindustria. Lei cosa ne pensa?

"Devo fare una premessa. A me c’è una cosa che non mi fa dormire la notte ed è il rischio di perdere le risorse del Pnrr a causa di cantieri bloccati. Ci stiamo ancora leccando le ferite del Covid e c’è il problema delle bollette: sento di avere altre priorità. Non vorrei che ci facessimo ingessare a parlare di Romagna. Detto questo, non sono contrario".

Il presidente della Provincia Enzo Lattuca, suo collega di Cesena, è proprio favorevole. A certe condizioni.

"Da quando ero sindaco di Meldola, ho sempre guardato con favore al ruolo delle province, il vero ente di riferimento soprattutto per i piccoli comuni".

Alberto Zattini di Confcommercio ha riaperto a una proposta storica della Lega: la regione Romagna. Anche gli autonomisti del Mar tornano a far sentire la loro voce. Lei preferisce, come Lattuca e il resto del mondo economico, la Provincia?

"Il tema della regione Romagna è uscito dal radar, le dirò che non la vedevo come una bestemmia. Ma dobbiamo trovare qualcosa di realistico".

Il tema di fondo è quello di creare un ente che progetti il futuro su vasta scala. Serve, secondo lei?

"Il primo intento deve essere quello di mettere insieme i sindaci delle quattro città più grandi. Non solo, anche degli altri circa 70 comuni romagnoli. E poi condividere una visione con il mondo economico. Certo, bisogna intendersi sulle priorità".

E secondo lei è possibile?

"C’è un clima migliore rispetto al passato. Anche se adesso non tutte le grandi città hanno la stessa guida politica".

Appunto, lei rappresenta un’amministrazione di centrodestra, unico caso tra i colleghi di Cesena, Ravenna e Rimini. Spaccature politiche o di campanile sono sempre in agguato? E come si fa a evitarle?

"Distinguerei il patologico dal fisiologico: i campanili esistono e si possono avere idee diverse, e questo è il sale della democrazia. Il problema è quando una politica poco lungimirante deraglia perché ha bisogno di piantare le proprie bandierine. Questo è il campanilismo".

Quali sono i segnali positivi che lei vede?

"A Forlì siamo stati tra i primi promotori di Romagna Next, che è appunto una visione delle priorità per la Romagna, condivise con il mondo economico. Abbiamo necessità di portare avanti molti di quei temi".

Una cosa, però, è il dialogo e un’altra è la fusione di tre enti, le province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, come vi chiedono le imprese.

"Di Romagna si parla da tempo e non tutti hanno mantenuto in tutto questo periodo una propria coerenza. Diciamo allora, intanto, che possiamo fare una radiografia della Romagna, dall’alto e dal basso, e fare chiarezza sulle priorità".

Lei e gli altri tre grandi sindaci ci riuscireste?

"Sicuramente abbiamo più occasioni per vederci rispetto agli altri. Ma poi vanno coinvolti anche gli altri protagonisti del territorio. Se facciamo questo, sappiamo che dietro alle parole di un piano c’è una comunità che è stata coinvolta, dalle parrocchie fino ai circoli, e che può seguirci".

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