Forlì, 28 novembre 2017 - Tiziano Terzani insegnava che «la cosa più bella che un giovane possa fare è inventarsi un lavoro che corrisponde ai suoi talenti, alle sue aspirazioni, alla sua gioia, e senza quella arrendevolezza che sembra così necessaria per sopravvivere». Una lezione, quella del giornalista e scrittore toscano, che evidentemente hanno fatto propria i ragazzi di Archimedia, società cooperativa costituita a Forlì nel maggio dell’anno scorso. Iniziativa imprenditoriale nata dalla verve di Enrico Samorì, giornalista pubblicista 36enne con un passato da collaboratore di diverse testate locali. «Mi sono messo in proprio nel 2010, come singola partita Iva, ma poi ho fiutato l’aria e compreso che si sarebbe potuto fare molto di più lavorando in team. In tal senso, la mia esperienza di scout – lui è responsabile di zona per Agesci Forlì –, mi è stata utile. Così mi sono improvvisato ‘cacciatore di teste’ e ho scovato quelli che sarebbero diventati i miei tre soci».

Si tratta di Massimo Gardini (già titolare della casa di produzione video Horizon), Corrado Ravaioli (giornalista professionista e videomaker, volto noto di Videoregione) e Michele Dori, quest’ultimo poi uscito facendo posto alla pubblicista Barbara Boattini. «Il nostro hashtag preferito – racconta il presidente Samorì – è #ComunicareValore: un’azienda che produce il prodotto migliore del mondo, ma non lo sa comunicare, lascia per strada grandi opportunità». Ma in cosa si concretizza esattamente il lavoro di Archimedia? «Il nostro core business sono le attività di ufficio stampa e di riprese video. Però non sono più scatole a comparti stagni, come accadeva in passato: oggi la comunicazione avviene tramite mille canali differenti, dunque occorre individuare quelli giusti per il cliente e utilizzare per ciascuno il linguaggio adeguato».

In questi primi 18 mesi di attività spicca l’esperienza come ufficio stampa del film Rwanda, con Gardini direttore della fotografia e Ravaioli addetto al backstage. Il film ruota attorno all’immane tragedia del popolo ruandese, risalente al 1994, e con ogni probabilità sarà presentato in anteprima in un festival internazionale, nel 2018. «E’ stata una bella esperienza – conclude Samorì –, che ci ha permesso di respirare l’aria di un set cinematografico e di conseguenza di raccontarla al meglio. Il segreto è tutto qui: calarsi dentro ad una realtà, aziendale e non, per darle voce e narrare storie».