Forlì, 15 maggio 2019 - Ben prima delle prime luci dell’alba di ieri le ruspe erano già al lavoro sull’argine sinistro del Montone, a valle del ponte dell’A14, dove tutto è iniziato. Nella notte fra lunedì e ieri sono arrivati i camion contenenti i massi ciclopici, grossi sassi che sono stati calati dall’autostrada stessa, e che sono stati utilizzati per arginare lo scorrere impetuoso delle torbide acque del Montone. Una seconda rottura però ha reso parzialmente inutile il lavoro, che è stato così riadattato nel pomeriggio, con l’aiuto di due escavatori che con le loro benne hanno spostato i grossi massi e li hanno ricoperti di terra. Uniti a questi sforzi meccanici, anche gli uomini del Servizio Area Romagna (ex Genio civile) sono intervenuti, coadiuvati dal gruppo di soccorso acquatico dei vigili del fuoco, cercando di impermeabilizzare con alcuni teloni, poi ricoperti dalla terra, i grandi massi, cercando di massimizzare lo sforzo per arginare la piena straripante. Sigillando la diga creata in poche ore nel tardo pomeriggio.

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A monte dell’autostrada invece si è intervenuti a partire dal tardo pomeriggio di ieri – una volta ultimati i lavori a valle –, quando nuovi massi ciclopici sono arrivati via autostrada passando da Faenza. Per questo, gli uomini della Regione sono stati costretti a deviare il traffico autostradale (video) su una carreggiata, restringendolo a una corsia sola, in modo da poter operare in sicurezza. Gli sforzi sono poi proseguiti anche col buio e i lavori sono stati ultimati solamente a tarda notte. Per verificarne il corretto svolgimento e attestare che non ci siano ulteriori perdite attraverso i grossi massi bisognerà comunque aspettare le prime luci di questa mattina, quando i tecnici torneranno sul posto per constatare l’effettiva riuscita dei lavori di contenimento.

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In paese invece l’acqua ha cominciato a defluire in serata, stendendosi fino oltre via dei Prati e raggiungendo quasi via Minarda e il territorio di Branzolino. In centro a Villafranca intanto sono state installate dai vigili del fuoco diverse idrovore (pompe alimentate da potenti gruppi elettrogeni per sostenere grandi portate d’acqua, il loro utilizzo è indispensabile per lo svuotamento di grossi bacini formati dalle esondazioni), collegate poi in uscita con il Canale Emiliano Romagnolo che attraversa proprio via Lughese più a valle di Villafranca, in direzione Russi. L’acqua quindi è stata ‘pompata via’ dal paese e buttata in sicurezza nel Cer, che nel frattempo aveva visto diminuire il suo volume d’acqua.

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Per il completo svuotamento della zona però occorrerà ancora tempo. I vari canali di collegamento e i fossi di scolo dovranno prima far defluire completamente l’acqua che attualmente li riempie; fossi e canali che poi verranno riempiti dall’acqua che via via scorre dai campi (quella che non è stata assorbita da una terra comunque tanto ‘assetata’) e infine quella da via Lughese e da tutte le sue traverse, che a ieri sera stava ancora espandendosi.

Le idrovore eliminano l'acqua a Villafranca

La situazione va gradatamente migliorando nella zona di Villafranca: il lavoro delle idrovore e il defluire del sistema dei canali in zona, stanno eliminando l'acqua. Restano da liberare scantinati, garage, pianterreni, attrezzaie e capannoni ancora sott'acqua. L'allagamento, al massimo della sua estensione, ha interessato, appunto, circa 160 ettari di terreno comprendenti gran parte dell'abitato di Villafranca e parzialmente la più piccola frazione di San Martino in Villafranca. Complessivamente le abitazioni invase dall'acqua sono state circa 200 su un totale di immobili presenti di poco oltre 300. Il totale dei residenti ammonta a circa 1500 persone suddivise in circa 600 nuclei famigliari. 

Il sindaco: "La ferita è chiusa"

"La ferita è chiusa", ha confermato su Facebook il sindaco di Forlì Davide Drei. La breccia si era aperta nei pressi del ponte dell'A14 e per intervenire era stata chiusa una corsia dell'autostrada. Continua intanto il lavoro con le idrovore per cercare di prosciugare le zone allagate. Intanto, però, dopo la pausa di ieri, nella zona ha ripreso a piovere.

Sulle cause del cedimento dell'argine del fiume Montone, Drei dice che lo si potra' vedere "nei prossimi giorni, con tutte le analisi che verranno fatte. Il resto del territorio ha tenuto - ha sottolineato il primo cittadino - non ci sono stati problemi nonostante le piene eccezionali, ma su questo faremo un'analisi approfondita".