Forlì, 22 agosto 2019 - Jacopo Morrone, parlamentare leghista e sottosegretario alla Giustizia di un governo arrivato martedì al capolinea. Si aspettava che il premier Conte, nel suo intervento, utilizzasse toni così duri nei confronti di Matteo Salvini (video)?

«No, non erano certamente quelli i toni che mi aspettavo. Anche perché Conte ha guidato un governo che è rimasto in carica quattordici mesi e dunque lavorando con Salvini. Conte è sceso sul piano personale, aveva evidentemente accumulato del rancore. Purtroppo siamo arrivati a questo punto quando, da parte dei 5 Stelle, sono diventati più i ‘no’ dei ‘sì’. Diciamo che fino alle elezioni europee è stato possibile governare, poi la situazione è cambiata».

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Quali sono i ‘no’ ai quali fa riferimento?

«Anzitutto la riforma fiscale, comprensiva dell’introduzione della flat tax. Una manovra da 50 miliardi di euro, necessaria per non aumentare l’Iva. Poi i ‘no’ sulla politica dei porti, a fronte di numeri che dicono che gli sbarchi, con Salvini ministro dell’Interno, sono diminuiti. Poi quelli su infrastrutture e riforma della giustizia. Sulla Tav ricordo il voto grillino che ha sfiduciato Conte».

Sembra che si avvertano le prime crepe nel partito Lega e in Salvini: è così?

«No, posso garantirlo, visto che gli sono vicino da giorni. La Lega è compatta. Lo sono deputati, senatori e militanti, tutti convinti della scelta presa da Matteo. Una scelta lungimirante e inevitabile, visto che i grillini – loro sì spaccati al loro interno – hanno iniziato a dire ‘no’ a tutto».

Sarà stata lungimirante, ma ora rischiate che Pd e 5 Stelle formino un governo. Che magari non durerà molto, ma che vi farà finire all’opposizione.

«Chiunque può fare un’operazione per mantenere la poltrona, come potrebbero fare loro. Non si tratta, a differenza di quanto deciso da Salvini, di un’operazione di prospettiva. Vogliono fare un governo per restare attaccati alla poltrona? Poi dovranno spiegarla agli italiani e, quando si andrà a votare, la Lega crescerà ancora. La via da imboccare è quella delle elezioni».

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Salvini ha detto ‘rifarei tutto’. Ci sono in mezzo il Russiagate, una comunicazione spesso aggressiva e un modo di fare che non è stato certo quello di un uomo delle istituzioni. Il suo leader qualche errore lo avrà pure commesso.

«Salvini ha portato il movimento dal 3-4% al 38%. Con lui ministro è diminuita la spesa pubblica dell’accoglienza come sono diminuiti i reati. Penso che per questo meriti la fiducia e la stima da parte di tutti, non solo da parte di chi vota Lega. Noi potevamo tranquillamente continuare a governare, ma ha visto il problema – il comportamento dei grillini – e ha deciso di agire di conseguenza».

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Si interrompe, con la fine del governo, la sua esperienza da sottosegretario. Quali riforme lascia a metà?

«Non siamo riusciti ad approvare un pacchetto di riforme per dare maggiori garanzie alle polizia penitenziaria, oltre alla riforma della magistratura ordinaria. Su quest’ultima ci abbiamo lavorato con un tavolo specifico otto mesi: spero che non tutto vada perso».

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In settembre la Lega organizzerà la sua festa al Foro Boario. Prima del discorso di Conte, sembrava che Salvini dovesse tornare in città. Questo accadrà comunque?

«Pensiamo ora alla nostra festa che si svolgerà sabato e domenica a Modigliana. Matteo è molto vicino al territorio ma, visto il momento, non so se sarà presente al Foro Boario».