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20 mag 2022

Dell’Agnello: "Ciao Forlì Pago infortuni ed errori"

L’allenatore al passo d’addio: "Con i due Usa valevamo il terzo posto. L’estate scorsa abbiamo sopravvalutato alcune operazioni di mercato"

20 mag 2022
marco bilancioni
Sport
Coach Sandro Dell’Agnello saluta Forlì dopo tre stagioni
Coach Sandro Dell’Agnello saluta Forlì dopo tre stagioni
Coach Sandro Dell’Agnello saluta Forlì dopo tre stagioni
Coach Sandro Dell’Agnello saluta Forlì dopo tre stagioni
Coach Sandro Dell’Agnello saluta Forlì dopo tre stagioni
Coach Sandro Dell’Agnello saluta Forlì dopo tre stagioni

di Marco Bilancioni

"Non ho nessun risentimento". Lo ripete più volte, e mai in un solo momento cede ai pensieri negativi. Sandro Dell’Agnello è da poche ore l’ex allenatore dell’Unieuro.

Dell’Agnello, riavvolgiamo il nastro. Cominciamo da martedì.

"Mi ha chiamato il presidente Nicosanti, mi ha detto che vogliono percorrere altre strade. Chi viene qua è un privilegiato. Ci lasciamo bene".

Rimpianti?

"Già a novembre e dicembre abbiamo avuto tanti incidenti. Per mesi, ci siamo allenati in 5-6. Abbiamo finito per giocare 10 partite senza un americano e Benvenuti, ovvero due quinti del quintetto".

Insiste spesso sugli infortuni.

"Perché con i due americani insieme abbiamo vinto 15 partite su 21. Con quella percentuale, proiettata su tutta la stagione, saremmo arrivati terzi davanti a Ravenna".

Obiezione: in piena emergenza avete giocato in maniera sconcertante, come a Chiusi, ma anche stupito come con San Severo e Chieti. Allora non dipende dagli infortuni...

"Le mie squadre acquistano tenacia con il passare dei mesi. Stavolta...".

Qualcuno sì e qualcuno no?

"La squadra un po’ l’abbiamo aggiustata e con Lucas abbiamo ottenuto 6 vittorie consecutive. Poi si è fermato Palumbo...".

Ci arriviamo. Ma perché questa incostanza di rendimento?

"Ci sono momenti in cui non riesci nemmeno ad allenarti e perdi fiducia. E poi, è vero, non abbiamo avuto continuità, ma siamo stati quattro squadre diverse, scandite di volta in volta dalle disavventure che ci sono capitate. Anche i nostri veterani l’hanno pagato".

Lei, dopo l’eliminazione, ha ammesso di aver commesso errori. A cosa si riferiva?

"Abbiamo sopravvalutato alcune operazioni di mercato".

Si riferisce a Carroll e Pullazi?

"Non mi piace fare nomi...".

Su un paio non può esimersi. Cominciamo da Kenny Hayes.

"Il vero problema della nostra stagione".

Per mesi tutti noi non abbiamo parlato altro che di Covid, anche con amici, colleghi, semplici conoscenti. E lui? Mai accennato a una posizione critica sui vaccini?

"La sua posizione è cambiata nel corso della stagione. E comunque in estate nessuno avrebbe immaginato che fosse obbligatorio il vaccino".

Poi passano varie partite.

"Aspettare per trovare uno forte è stato giusto, forse però un po’ troppo. Anche perché eravamo ancora senza Benvenuti".

Poi arriva Lucas. Deluso?

"Nei playoff mi aspettavo di più, è stato insufficiente. E con una ‘prima punta’, anche Rush avrebbe reso al meglio. Ma attenzione, sono sicuro che con Palumbo a fianco Lucas sarebbe stato diverso. Purtroppo abbiamo perso nel suo momento migliore il nostro giocatore più forte a rimbalzo e per trattamento di palla".

Lei voleva un sostituto.

"Sì. Sarebbe servito. Ma non voglio fare polemica".

Siamo arrivati a Cantù.

"Gara4 l’abbiamo tatticamente dominata togliendogli tutti i riferimenti con la nostra difesa. In gara5 ci sarebbe stato un solo favorito, ma proprio per questo... Io ho vinto uno scudetto, vincendo una gara5 su un campo imbattuto...".

Fino a 5” dalla fine dell’ultima giornata Forlì era sesta. Avrebbe vinto il quarto con Pistoia?

"Mi viene da dire di sì" (sorride).

Il rimpianto dei suoi tre anni?

"La squadra del 2020 era la più forte delle tre...".

Ma ci sono state anche cose belle.

"Mi porto dietro dei bei rapporti, con i miei staff e tutta la società. Ringrazio i forlivesi che ci hanno sostenuto, vogliate bene a questo sport".

© Riproduzione riservata

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