Artusiana, cala il sipario Prima edizione post covid: ristoratori soddisfatti

Successo innegabile per la festa di Forlimpopoli, anche se non si registra il pienone degli anni d’oro. Sottotono gli spettacoli, più spazio alla cultura.

Artusiana, cala il sipario  Prima edizione post covid:  ristoratori soddisfatti

Artusiana, cala il sipario Prima edizione post covid: ristoratori soddisfatti

Si è chiusa la XXVII edizione della Festa Artusiana di Forlimpopoli. La prima, vera, edizione post covid, fuori completamente dall’emergenza anche nelle fasi progettuali e preparatorie, quindi, senza scuse. Il pienone delle persone nelle nove sere è innegabile, senza però raggiungere le resse degli anni d’oro.

Parlando con i ristoratori si ha la percezione che a loro, almeno la maggior parte, sia andata più che bene: le persone mangiano alla festa Artusiana. Che ci sia una ricca proposta di cibo è risaputo, che lo si trovi non a buon mercato, come mormora la piazza, dipende da dove si va a mangiare. Uno degli stand che, da sempre, riscuote tantissimo successo è quello della Pro loco di Fratta Terme che propone il panzerotto pugliese: un ottimo compromesso tra economicità, gusto e tradizione, anche se meriterebbe un approfondimento come il panzerotto pugliese sia diventato il prodotto tipico di Fratta Terme di Bertinoro.

Nota dolente della festa? Gli spettacoli. Una volta ogni sera della manifestazione era animata da 5 o 6 spettacoli, vari e assortiti, ora ne rimane uno per i bambini nel fossato della rocca e un paio di artisti di strada in giro per la festa. Basta vedere il budget alla voce spettacoli, d’altronde, che è passato da 60.000 a 30.000 euro. Sono scelte dell’amministrazione comunale, che organizza la festa. Il programma culturale che sostiene la manifestazione invece si è arricchito, gli appuntamenti sono stati tanti tutte le sere e di tutto rispetto, partendo proprio dall’inaugurazione del 24 giugno con il convegno nazionale sulla candidatura della cucina italiana a patrimonio immateriale dell’umanità, candidatura di cui Casa Artusi è una delle protagoniste principali.

Una nota curiosa: dallo scorso anno all’ingresso del paese campeggia un cartello che recita che Forlimpopoli Città del Formaggio, riconoscimento elargito da Onaf (Organizzazione nazionale assaggiatori formaggi). I più maligni hanno sempre sottolineato come in città non ci sia un caseificio che sia uno, a differenza, per esempio, della vicina Bertinoro che può vantare il Caseificio Mambelli. Nel programma dell’Artusiana di quest’anno è arrivata la risposta del perché Forlimpopoli sia città del formaggio: per 9 giorni si sono alternati vari produttori e assaggiatori per un excursus sul formaggio a 360 gradi. La motivazione del conferimento del titolo, dunque, non era sulla produzione ma sulla capacità di parlare e promuovere il prodotto.

In chiusura ieri sera si è tenuta anche la premiazione del Nocinod’oro promossa da Ais Romagna, in collaborazione con Casa Artusi, Comune di Forlimpopoli e Istituto Alberghiero. Al primo posto Isabella Lo Porto di Modena, seguita da Mauro Muratori e Nadia Violi, entrambi di Spilamberto.

Matteo Bondi