Corofar difende le protezioni cinesi "Nelle farmacie era tutto regolare"

Tra gli acquirenti dell’ex parlamentare c’era anche il magazzino che rifornisce 700 servizi "Abbiamo avuto altre contestazioni, poi archiviate, ma non sui lotti acquistati dalla società Codice".

Corofar difende le protezioni cinesi  "Nelle farmacie era tutto regolare"

Corofar difende le protezioni cinesi "Nelle farmacie era tutto regolare"

Ad acquistare le mascherine facciali prive di certificazione, oggetto dell’inchiesta della Procura di Forlì non è stata solo l’Ausl: è stata anche Corofar (Cooperativa Romagnola Farmaci), azienda forlivese che rifornisce circa 700 farmacie private tra Romagna, Emilia, Veneto e Toscana. Sono differenti, invece, i canali di distribuzione che riguardano quelle comunali. Un’operazione del tutto inconsapevole: del resto i pm, a differenza dell’opera di convincimento di Gianluca Prati con l’Ausl, non hanno ravvisato nulla di penalmente rilevante.

Assicura il presidente Pier Luigi Zuccari: "Noi abbiamo acquistato quel tipo di mascherine anche perché il fatto che fossero state comperate anche dall’Ausl Romagna ci forniva una garanzia in più rispetto ai prodotti proposti da altre aziende". Zuccari dimostra un certo sconcerto di fronte alle vicende che coinvolgono, tra gli altri, il forlivese Gianluca Pini: "Nel tempo a noi sono state contestate mascherine acquistate da altre aziende, poi è sempre stato tutto archiviato. Mai ci sono state contestate quelle provenienti dall’azienda ‘Codice’ che erano sempre risultate regolari in ogni lotto".

Una sottolineatura in più, inoltre, riguarda il periodo dell’acquisto: marzo 2020, ovvero i primi giorni della pandemia. In quel periodo le mascherine erano introvabili: le farmacie erano sguarnite e camminando per la città non era difficile imbattersi in persone con la sciarpa avvolta intorno al viso, o con improbabili coperture di fortuna fatte in casa. "Per noi in quei giorni reperire le mascherine non era semplicemente difficile: potrei dire che fosse quasi impossibile – va avanti Zuccari –. Venivano importate dalla Cina e arrivavano in aereo: non parlo di voli cargo, ma di voli passeggeri, con scatoloni ingombranti appoggiati sui sedili. Per questo i costi erano così alti". Siamo solo all’inizio di una vicenda che potrebbe essere lunghissima.

s. n.