Decisivi 348 voti. Ballottaggio sfumato: a Rinaldini bastava che Avs reggesse

Dalle europee alle amministrative, la lista di sinistra è scesa di 500. E altri partiti sono calati ancora di più: senza Bonaccini, che in città. ha calamitato 6.581 preferenze, il Pd ha ceduto 3.000 schede.

Decisivi 348 voti. Ballottaggio sfumato: a Rinaldini bastava che Avs reggesse

Decisivi 348 voti. Ballottaggio sfumato: a Rinaldini bastava che Avs reggesse

Il sindaco Gian Luca Zattini si è confermato con il 50,63% delle preferenze, esattamente 27.823 persone che lo hanno scelto direttamente o attraverso una delle liste che lo sostenevano. La soglia da superare per evitare il ballottaggio era 27.475, quindi il sindaco ha avuto 348 voti in più rispetto alla soglia che fa scattare il secondo turno. È interessante notare che, considerando le Europee che si sono svolte in contemporanea con le amministrative, la somma dei votanti per i tre principali partiti della coalizione di centrosinistra valeva 26.764 voti, con il Pd che prendeva 19.805 preferenze, Movimento 5 Stelle con 3.670 e Alleanza Verdi Sinistra con 3.289: teoricamente, a 711 voti dalla meta. La lista civica RinnoviAmo Forlì ne ha presi poco meno di 3mila (2.975), in parte giunti da partiti di sinistra e in parte da quelli di centro. Ma altri – ben di più – sono stati persi.

Alle europee il capolista del Pd, Stefano Bonaccini, presidente della Regione, ha avuto un ruolo trainante, raccogliendo solo a Forlì città 6.581 schede. Nel Movimento 5 Stelle in lista c’era il meldolese Giacomo Zattini, capace di attrarre in città 565 preferenze: un numero non paragonabile a quello di Bonaccini se non per un fatto. Che hanno dato alla loro lista una spinta che alle amministrative è mancata. Entrando in cabina elettorale ci sono così persone che hanno pensato che Bonaccini o Zattini potessero meglio rappresentare l’Italia in Europa, mentre per quanto riguarda la guida di Forlì hanno fatto una scelta di campo diversa. Infatti tutti i partiti, a parte uno, sono ‘dimagriti’ nel passaggio tra le europee e le amministrative.

Il Pd ha perso quasi 3.000 voti, arrivando a 16.982, Avs è arrivata a 2.707 lasciando per strada poco più di 500 voti, mentre il Movimento 5 Stelle se ne è visti sfilare 1.500, arrivando a 2.142. Voti che, come detto, in parte sono sicuramente confluiti nella lista civica RinnoviAmo Forlì, ma in parte sono emigrati verso altri candidati sindaco. Un’emorragia nella quale sono mancati i 348 voti che avrebbero costretto il centrodestra al ballottaggio: banalmente, bastava che Verdi e Sinistra confermassero l’ottimo risultato continentale.

Rinaldini alla fine ha preso 25.424 preferenze, cioè circa 1.300 in meno della somma che i tre partiti da soli avevano fatto registrare alle europee. In questo calcolo non sono stati presi in considerazione i voti di chi aveva scelto Italia Viva o Azione alle europee, circa 3.000 voti: nonostante la forza della Civica Forlì Cambia, comunque, è presumibile che non siano andati tutti a Zattini.

Ci sono persone che attraggono preferenze, a prescindere dalla lista che li candida, e molti elettori votano le persone, prima del partito o della lista. Del resto anche il centrodestra ha scontato il calo di una lista una volta priva di un forte candidato locale per Strasburgo: è il caso di Rosaria Tassinari. Con le sue 1.148 preferenze aveva trainato Forza Italia come secondo partito di centrodestra, dopo FdI, ma alle comunali è diventato la quarta lista, superato dalla Civica e anche dalla Lega che, in controtendenza, ha aumentato i voti rispetto alle europee: è stato l’unico partito in grado di farlo. Sulla scheda marrone, in città, l’ormai celebre generale Roberto Vannacci ha raccolto 928 voti. Ma i tre consiglieri comunali (confermati), insieme, ne hanno raccolti 1.226.