Ex Leghista Gianluca Pini accusato di corruzione insieme a Minenna per affari di mascherine Covid-19

L'ex parlamentare leghista Gianluca Pini e l'ex direttore delle Dogane Marcello Minenna sono accusati di corruzione per aver tratto profitti illeciti dal business delle mascherine. I due si sarebbero mossi in un "do ut des" per ottenere la riconferma di Minenna nel suo incarico.

Ex Leghista Gianluca Pini accusato di corruzione insieme a Minenna per affari di mascherine Covid-19

Ex Leghista Gianluca Pini accusato di corruzione insieme a Minenna per affari di mascherine Covid-19

di Marco Bilancioni

"Ho dei contatti per lo sdoganamento diretto", diceva Gianluca Pini il 15 marzo 2020 al suo fornitore a Hong Kong. Niente di strano: terminato il mandato come parlamentare, l’ex leghista si è dedicato alla propria società di importexport, Codice. Dunque conosceva le procedure e gli uomini delle Dogane. Compreso Minenna, al punto che il 18 marzo (due giorni dopo aver firmato l’accordo per la fornitura di mascherine per la sanità locale) Pini gli anticipa: "Sto dando una mano all’Ausl Romagna per reperire materiale che non si trova. Possiamo sentirci domattina per un chiarimento?".

I pm segnalano che da quel momento in poi "si implementava un vero e proprio ‘do ut des’ fino ad arrivare alla promessa (e all’ottenimento) della conferma di Minenna nel suo incarico. Da quel momento in poi, in cambio delle utilità, cominciava l’asservimento di quest’ultimo". Per Pini, sottolinea la procura di Forlì, "la massima carica di direttore delle Dogane" è "di assoluto rilievo per il conseguimento di profitti illeciti, tratti dai molteplici reati commessi nel business delle mascherine". Pini e Minenna sono entrambi accusati di corruzione. Secondo l’accusa, circa un anno dopo, Minenna cercava la riconferma dopo la caduta del cosiddetto ‘governo giallorosso’, il Conte 2; e Pini prometteva di accreditarlo nella Lega, il partito che, a fianco del nuovo premier Mario Draghi, esprimeva il ministero dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti (estraneo a ogni accusa). Si parla di futuri incontri, di una telefonata. Pini si adopera per difendere Minenna. Quello che i pm considerano "il più stretto collaboratore" riferisce: "Minenna mi ha detto che Pini era uno importante perché era il braccio destro di Giorgetti e gli serviva per accreditarsi presso la Lega". Dopo un’esperienza da assessore tecnico nella giunta del Movimento 5 Stelle a Roma, oggi Minenna è in Regione Calabria col centrodestra.

Ma cosa ottiene l’ex parlamentare secondo le accuse? Sono 14 gli episodi sotto la lente della procura di Forlì. Dieci volte si sono mossi "stretti collaboratori di Minenna"; quattro, Minenna in persona. Il primo caso è già il 19 marzo: "Ciao Marcello, ho un piccolo lotto di mascherine fermo a Malpensa da due giorni. Ce ne sono 70mila che stanotte devono essere in ospedale a Cesena, dove sono praticamente senza. È merce già visionata e passata varie volte". Secondo gli inquirenti, quest’ultima affermazione è falsa: si tratta di "dispositivi completamente privi di certificazione Ce", e l’imprenditore ne sarebbe stato "consapevole". Il 6 aprile Pini si sfoga: "Lo spedizioniere insiste a dirmi che non trova esenzione dazi e Iva. Tra un po’ vado lì con una mazza da baseball". E Minenna: "Se vuoi ti metto in contatto con uno dei miei". E costui ha poi spiegato ai pm: "Mi disse che Pini faceva parte dello staff di Giorgetti. È una cosa insolita che io abbia rapporti con singoli imprenditori".

Pochi giorni dopo, nuova necessità: "Ho trovato l’ennesimo pirla di operatore privato". Gli episodi si susseguono: 2, 6, 14, 20 e 28 aprile 2020; 7 e 9 maggio; 8 e 29 giugno; 23 luglio; 29 settembre; 5 novembre; 12 dicembre; 27 febbraio 2021. Spesso i due si sentono per commentare contestualmente notizie di attualità politica e problematiche dell’importazione. Certamente si tratta di aspetti tecnici in una situazione complessa: da una parte la burocrazia, dall’altra le esigenze (in primis dell’Ausl) di protezioni. Ma ci sono almeno due messaggi che, nei brogliacci, gli investigatori cerchiano di rosso. Pini: "Grazie mille per la tua sempre vigile attenzione. Buona serata e a presto. Appena si può ci vedremo con Giancarlo per parlare della tua idea di ieri sul Sole...". Il riferimento è a Giorgetti e a un’intervista dello stesso Minenna sul quotidiano economico-finanziario. Secondo sms, stavolta di Minenna: "Dimmi e intervengo. Non esitare".

Un esempio di questa disponibilità è il 27 febbraio 2021: "Ci fu un problema con termometri che non potevano essere venduti in Italia – le parole sono di un dirigente delle Dogane –: non avevano la certificazione Ce, erano costruiti in Cina con materiali pericolosi e in assenza dei requisiti di sicurezza... erano criticità non risolvibili e avevano una pericolosità non sanabile, per questo non si potevano nemmeno sdoganare e andavano distrutti". Ed è così che poi finì. Ma in un primo momento "Minenna mi aveva detto di sbloccare la situazione perché la società era seria".

In altri casi – quattro –, il direttore generale interveniva personalmente. In particolare, la procura sottolinea "uno scambio di messaggi di assoluto rilievo probatorio": nell’aprile 2020 il titolare di Codice segnala a Minenna che "la merce deve avere solo il nulla osta dei tuoi". Risposta: "Procedo". Parole considerate "eloquenti ed emblematiche nel porre la sua funzione a servizio di Pini". Alla fine il "declassamento della procedura di verifica", secondo gli inquirenti, sarà decisivo. E Pini ringrazia così: "Non sono uso alla piaggeria ma piuttosto alla schiettezza: la tua gestione ha permesso di avere velocemente quello che serviva a contenere il Covid-19. Diciamo pure che qualche... più di qualche... vita hai contribuito anche tu a salvarla". A distanza di tre anni, però, sono loro stessi a essere finiti nei guai.