Ex segretario tra lotta e governo Accusa i vertici della Lega ma mantiene numerosi legami

Durissimi attacchi di Pini contro Salvini, ma anche Morrone e gli assessori forlivesi. Nelle carte contatti però con il ministro Giorgetti e il governatore Zaia (estranei all’inchiesta).

Ex segretario tra lotta e governo  Accusa i vertici della Lega  ma mantiene numerosi legami

Ex segretario tra lotta e governo Accusa i vertici della Lega ma mantiene numerosi legami

La storia di Gianluca Pini e la Lega è lunga ed è segnata da un suo coetaneo: Matteo Salvini. In comune hanno la data di nascita – 9 marzo 1973 – e un piglio decisamente energico. Ma quando Salvini è salito ai vertici del partito, nel 2013, l’allora deputato romagnolo, legato alla vecchia guardia rappresentata da Umberto Bossi e Roberto Maroni, si è battuto, senza fortuna, contro l’emergente star del Carroccio. Pini entra nella Lega a 19 anni, nel 1992 e 7 anni dopo, nel ’99, diventa segretario nazionale della Lega Nord Romagna. Ed è dunque lui il leader locale del partito in occasione di alcuni exploit elettorali negli anni Duemila. S’inventa anche la festa nazionale del partito a Marina di Ravenna, che in estate richiama tutti i big del Carroccio.

La rottura avviene quando il comando è preso da Salvini. In numerose interviste Pini non nasconde di ritenerlo "una malattia, parlava di lavoro senza aver mai lavorato in vita sua" e cita uno scambio di vedute con l’attuale vicepresidente del consiglio, che nel 2017 gli chiese ’quanti followers hai?’, sottolineando la differenza fra i 2600 di Pini e i 2 milioni del segretario nazionale del partito (l’intervista a Pini è nel Carlino del 5 ottobre 2022). Tensioni nazionali che si riverberano anche a livello locale, dove il centrodestra ha ottenuto la storica vittoria alle ultime amministrative. Nel 2020 scoppia il caso Esselunga, che è motivo di duri attacchi.

L’ex deputato, per esempio, non ama i due assessori del Carroccio: il vicesindaco Daniele Mezzacapo e l’assessora Andrea Cintorino. Nella stessa intervista citata, Pini fa gli elogi di tutti gli assessori tranne i due leghisti. Del resto nell’ottobre 2020 Daniele Mezzacapo lo aveva a sua volta apostrofato così: "Delirante personaggio" (frase pronunciata in consiglio comunale, durante una discussione sul caso Esselunga). Nel settembre dello stesso anno, Pini aveva criticato Jacopo Morrone, il suo successore alla segreteria, dopo la sconfitta elettorale alle comunali di Faenza: "Morrone non ha nemmeno il coraggio di rispondere di persona dei suoi fallimenti politici". Quel giorno arrivò una replica durissima in una nota congiunta di Mezzacapo, Cintorino e del consigliere regionale Massimiliano Pompignoli (che rappresenta la società Codice anche in questa inchiesta): "Pini è come l’ultimo giapponese che non si accorge che la guerra è finita"; aggiungono che "è ormai uscito dalla scena politica attiva".

Insomma, in città sono di dominio pubblico da tempo i dissapori tra l’ex segretario leghista – ha retto le sorti romagnole del partito per una quindicina d’anni – e gli esponenti di spicco della Lega salviniana. Che Pini (sul Carlino del 25 settembre 2020), dipinge così: "Sono personaggi in cerca di selfie. L’ingresso nelle istituzioni li ha resi arroganti e altezzosi ancora peggio di quelli di prima, ed è bene che si ricordino che al massimo possono decidere di tagliare l’erba in un’aiuola".

Dunque Pini ormai lontano dal Carroccio, tanto da voler rifondare la vecchia Lega Nord. Il punto è che secondo quanto trapela dalle carte dell’inchiesta che riguardano Gianluca Pini, i suoi rapporti con gli attuali vertici leghisti non appaiono esattamente quelli di un ex che ha rotto i ponti. O almeno non tutti.

Dalle conversazioni fra i soggetti intercettati, si mette in luce che Marcello Minenna – ex direttore dell’Agenzia delle Dogane, corrotto da Pini secondo le accuse – aveva presentato l’imprenditore forlivese ai suoi uomini come "parte dello staff di Giorgetti", cioé dell’attuale ministro dello sviluppo economico, nonché vicesegretario federale della Lega. Sempre dall’inchiesta emergerebbe che Pini avrebbe parlato al telefono con il deputato Jacopo Morrone – estraneo all’indagine – e con il capo di gabinetto di Luca Zaia, il presidente della Regione Veneto, nonché con lo stesso Giorgetti (nessuno di loro è indagato). Insomma, l’ex segretario del Carroccio in Romagna sarebbe vicino a vari leader considerati alternativi a Salvini. Addirittura Pini riferisce a Minenna: "Zaia ti ringrazia". "Sei della squadra a cui tengo", avrà invece modo di dirgli Minenna in un’altra occasione. "Noi vecchi leghisti – dice Pini di se stesso – teniamo a persone serie come te". Secondo l’accusa, Pini avrebbe ottenuto favori da Minenna in cambio della possibilità di incontrare e parlare con il nuovo ministro Giorgetti. Circostanze poi accadute, ma senza nulla di penalmente rilevante per il vicesegretario nazionale.

Compare infine un’ultima curiosità. La moglie di Gianluca Fiore, l’imprenditore accusato di traffico di droga con l’Albania, si chiama Michela Filippi e non risulta – va chiarito – coinvolta nel procedimento giudiziario; si è occupata, tuttavia, di una delle aziende di trasporti. Nel 2019, alle ultime elezioni comunali di Forlì si è presentata nella lista ’Lega Salvini premier’ ottenendo 85 voti, non sufficienti per essere eletta in consiglio.

Fabio Gavelli

Marco Bilancioni