FABIO GAVELLI
Cronaca

Ferretti: "Le mie vacanze da pensionato"

Norberto, fondatore del colosso, ha terminato il rapporto con Solaris: "Il distretto forlivese è forte, ma c’è il rebus del Covid.

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di Fabio Gavelli

Dove, se non in barca, può godersi il buen retiro uno che si chiama Norberto Ferretti? "Sì, sono a Formentera sul mio 48 piedi" (oltre 14 metri e mezzo). "Passo qua circa tre mesi all’anno". Il fondatore dell’azienda che è la Rolls Royce del mare, a 71 anni di età ha appena concluso il suo rapporto professionale con un’altra impresa nautica forlivese, Solaris. Creò l’azienda assieme al fratello Alessandro, era la fine degli anni Sessanta, il mondo delle barche era appannaggio di pochi, soprattutto in Italia. Da allora una carriera di successi, a parte le difficoltà – finanziarie, non industriali – dei primi anni Duemila, culminati con la cessione del gruppo ai cinesi di Weichai.

Ferretti, non dica che smette di progettare barche.

"Invece sì, faccio il pensionato. Divido il mio tempo fra le Baleari, Cattolica, Cortina e la mia Bologna".

Difficile crederlo.

"Invece è così. Mio nipote ha una ditta di canotti, non sono entrato in società neanche con lui".

Con Solaris com’è andata a finire?

"Bella esperienza, l’idea iniziale del mio amico Giuseppe Giuliani era di comprare Wally…".

… marchio che poi è stato acquisito all’inizio del 2019 proprio da Ferretti Group.

"Abbiamo lavorato a un altro progetto. Devo dire che i tecnici dell’azienda di Forlì sono bravi, giovani che hanno voglia di imparare, mi ha fatto piacere lavorare con loro. Il Solaris Power 48 Open ha vinto il premio di Barca dell’Anno 2020, assegnato a Düsseldorf, un traguardo mica da ridere. Ferretti, che è Ferretti, se l’è aggiudicato 4 volte, non è un riconoscimento che regalano. A Solaris purtroppo manca qualcosa dal lato commerciale e della comunicazione".

Come vede il resto del polo nautico forlivese?

"Il Cantiere del Pardo sta vendendo molto bene, ha una rete distributiva efficiente, la capacità comunicativa è ottima. Anche altre aziende mi sembrano in forma, purtroppo sono venuti meno alcuni punti di riferimento storici come Carnevali".

E la ’sua’ Ferretti?

"Nel 2013 è terminato il mio contratto di consulenza e sa una cosa? La causa civile che ho con la società da allora non si è mossa di un centimetro: non è stata fissata nemmeno la prima udienza".

Controversia a parte, come sta operando il gruppo che lei ha fondato e portato al successo?

"Bene direi, soprattutto nelle barche grandi. Deve mantenere sempre alta la qualità, questa è la scommessa. Non può permettersi errori. Detto questo, io sono solo contento se la Ferretti funziona, spero vada bene".

Cosa vuol dire vedere il proprio nome stampato su gioielli che solcano i mari di tutto il mondo?

"Una grande soddisfazione, senz’altro. Credo che la mia impresa più notevole sia stata mettere insieme 8 marchi valorizzandoli tutti, senza confonderli. Lo vuol sapere un aneddoto?".

Quale?

"Quando andai a comprare Riva, parlai agli operai. Stavo dicendo che avrei riportato Riva agli antichi fasti, quando uno di loro mi interruppe, puntò il dito e mi disse: ’Spero che tu non sia l’ennesimo che viene a raccontarci balle’. Io gli diedi il mio biglietto da visita e gli dissi che mi avrebbe offerto un caffè se avessi mantenuto la promessa".

Come andò a finire?

"Anni dopo al bar di uno yacht club vidi una persona che mi portava un caffè su un vassoio. Era proprio quell’operaio".

Torniamo al presente: il Covid ha messo in difficoltà anche la nautica?

"Costruire barche è difficile, sono oggetti complicatissimi, il compratore ovviamente ne capisce poco, le usa per tre mesi e l’anno dopo rischia di non ricordarsi nemmeno come si accendono. Bisogna progettarle facili da usare. Dopo il Covid non so quanti cantieri in giro per il mondo riusciranno a ripartire. Ci sarà posto ancora per tutti? Ma d’altra parte ci sono aziende che vanno alla grande, prenda Sanlorenzo per esempio. Vedremo nei prossimi mesi".