QUINTO CAPPELLI
Cronaca

La macchina del bene. Gabriele ’comandante’ di pale ed escavatori: "Aiuto chi ha bisogno"

Volontario della Misericordia di Premilcuore, Grabriele Ventura è appena tornato dal Campi Bisenzio, paese flagellato dell’inondazione del fiume: "Cantine e primi piani sommersi da acqua e fango".

La macchina del bene. Gabriele ’comandante’ di pale ed escavatori: "Aiuto chi ha bisogno"

La macchina del bene. Gabriele ’comandante’ di pale ed escavatori: "Aiuto chi ha bisogno"

"Dalle cantine e dai primi piani delle case dell’area vecchia dietro al teatro Dante di Campi Bisenzio, ho visto uscire di tutto: dalla mobilia ai vestiti, dagli elettrodomestici a oggetti per la casa, insieme ad acqua e soprattutto fango".

Il racconto è di Gabriele Ventura, 45 anni, volontario della Misericordia di Premilcuore, dove è vissuto per una decina d’anni; ora vive a Carpena di Forlì, con residenza a Predappio; al rientro da una breve missione fra gli alluvionati di Campi Bisenzio (40mila abitanti), una delle zone più colpite insieme a Prato, con l’acqua alta un metro e mezzo entrata nelle case, dopo che il fiume Bisenzio è esondato, Ventura descrive le emozioni vissute in quei giorni.

Gabriele Ventura, di che cosa si è occupato durante la sua permanenza come volontario a Campi Bisenzio?

"Di macchinari movimento terra, scavatori e mini pale, dato che anche nella vita faccio questo lavoro in Nautic srl di Forlimpopoli per trasporti eccezionali, oltre ad essere istruttore nella Scuola edile Cedaier di Forlimpopoli e istruttore della Misericordia di Premilcuore".

E cosa faceva in particolare coi macchinari delle Misericordie toscane?

"Ho spalato fango e caricato tutto ciò che i volontari e le famiglie trascinavano in strada dalle cantine e dai primi piani delle case. Ma abbiamo incontrato una difficoltà che invece non si era verificata nell’alluvione della Romagna".

Quale?

"Le automobili erano parcheggiate in strada, perché il comune non aveva fatto l’ordinanza di sgombero, come era stato fatto subito da noi".

C’erano altri volontari come lei delle Misericordie?

"Sì, oltre 500 da tutta Italia, perfino dalla Calabria e da Foggia, ma anche dalla Romagna, fra cui quelli di Alfero e Sarsina, con i mezzi che io usavo. Oltre a quelli delle Misericordie, ho lavorato fianco a fianco con altri volontari della Protezione civile, Carabinieri, Croce Rossa, Pubblica Assistenza e altri".

Incontri particolari fra i tanti volontari accorsi nella Toscana alluvionata a spalar fango e ferita anche da 7 morti?

"Due brave studentesse universitarie di Prato, che aiutavano le famiglie a svuotare le cantine o a pulire le case, e alcune famiglie del luogo e di Prato, una delle quali era venuta anche a Faenza a portare aiuti e a lavorare, durante l’alluvione dello scorso maggio. Una famiglia che è stata molto riconoscente di questo scambio di aiuto. Ho conosciuto anche un assessore con stivali e pala in mano a spalare fango e pulire: era anche vice presidente della Protezione civile comunale".

Qual è stata l’accoglienza della gente del posto?

"Molto buona, offrivano da mangiare e da bere anche in strada e ci invitavano ovunque quando potevano. Erano tutti affranti, beffati anche dalla storia, visto che il fiume Bisezio aveva già esondato nello stesso posto nel 1992".

Un bilancio dell’esperienza?

"Molto ricca, senza dubbio positiva, anche se si lavora 10-11 ore al giorno, e pure di notte. Ma è un lavoro che si fa per aiutare chi ha bisogno. Certo, a dire il vero un rammarico c’è".

Quale?

"Nel 2023 certe calamità naturali potrebbero essere evitate. I fiumi dovrebbero essere monitorati e curati, come tutto il territorio nazionale".

Quante altre esperienze ha fatto come volontario?

"Fra le tante, i terremoti di Norcia e Camerino, quello di Finale Emilia nel 2012 e in Abruzzo a guidare turbine da neve per arrivare al rifugio di Rigopiano, travolto da una valanga con 29 vittime".

Tornerà fra gli alluvionati toscani?

"La prossima settimana: avranno bisogno di aiuti per almeno un altro mese".