STEFANO BENZONI
Cronaca

L’addio a Luciano Vespignani. Dall’economia alla solidarietà: "Una vita di carità e amore, abbiate cura dei suoi progetti"

Schiavonia gremita, don Valzania e don Querzani hanno ricordato il cofondatore di Marco Polo. Commoventi le parole della figlia Sara e della moglie Maria Grazia: "Manchi già, ispiraci da lassù".

L’addio a Luciano Vespignani. Dall’economia alla solidarietà: "Una vita di carità e amore, abbiate cura dei suoi progetti"

L’addio a Luciano Vespignani. Dall’economia alla solidarietà: "Una vita di carità e amore, abbiate cura dei suoi progetti"

Silenzio. Solo silenzio. Prima e dopo la cerimonia funebre che ha dato l’ultimo saluto a Luciano Vespignani – grande artefice dell’affermazione di Marco Polo prima e di Unieuro poi e della rinascita dell’aeroporto Ridolfi –, morto lunedì sera per un attacco cardiaco, c’è stato sempre e solo silenzio. Silenzio e costernazione per l’improvvisa scomparsa di quest’uomo, che avrebbe compiuto 81 anni il prossimo 14 agosto, e che è stato un esempio sia per la sua professionalità e competenza, sia per la generosità con cui si è sempre speso aiutando gli altri, soprattutto i più poveri perché, come ha detto la moglie Maria Grazia Silvestrini, "in loro vedeva il volto di Dio".

Alle 9.40 di fronte alla chiesa di Schiavonia, in piazzetta Galla Placidia, c’erano poche persone e nessuno diceva nulla. Molti erano già entrati, ma quelli che aspettavano l’arrivo del feretro sembravano quasi immobili fra saluti sfuggenti, soffusi, sussurrati. Alle 9.45 è arrivato il sindaco Gian Luca Zattini accompagnato dall’assessore Vittorio Cicognani, quasi insieme all’ex questore Calogero Germanà e a diversi esponenti politici come Paola Casara, Massimiliano Pompignoli e poi ancora Gabriele Zelli, Rosaria Tassinari, Jacopo Morrone. Ma anche Giancarlo Nicosanti, amministratore delegato di Unieuro, e Alberto Zambianchi, già presidente della Camera di Commercio. Molto scosso l’ex presidente della Fondazione Carisp Roberto Pinza, amico della famiglia Silvestrini. C’era anche il suo predecessore Piergiuseppe Dolcini.

Sono state tante le persone che hanno voluto rendere l’ultimo saluto a Luciano Vespignani, testimonianza di quanto fosse amato e apprezzato, una presenza che ha confortato molto la famiglia, profondamente toccata e grata per questa calorosa partecipazione. Durante l’affollatissima cerimonia officiata da don Loriano Valzania, parroco dei Romiti, la parola predominante per definirne e scolpirne la figura è stata soprattutto una: carità. Partendo dalla lettura scelta, la lettera di San Paolo ai Corinzi, che si conclude dicendo: "Agli uomini rimangono la fede, la speranza e la carità ma la più grande di tutte queste doti è la carità". Fino al ricordo, quantomai vivo e concreto, tratteggiato da don Loriano: "L’ultimo giorno della sua vita è stato caratterizzato da un gesto di carità e di aiuto, quello verso la Caritas, come se avesse voluto mettere la firma alla sua esistenza terrena perché ogni azione compiuta, per quanto bella e di valore è nulla senza carità e amore. Se le sue attività imprenditoriali resteranno, saranno ancora più importanti quelle da lui compiute e improntate alla solidarietà e alla condivisione, verso la nostra comunità parrocchiale, ma anche con il suo impegno di carattere benefico verso realtà anche all’estero. Ora Luciano, che è stato un dono per la sua famiglia, sta bene e ci incoraggia a prenderci cura dei progetti che ha portato avanti e a cui teneva tanto".

Anche don Giovanni Querzani ha voluto ricordare quanto fatto da Vespignani per la missione in Congo: "Posso solo esprimere da parte mia e di tutti i bambini della missione la gratitudine per l’immenso aiuto che da lui abbiamo ricevuto ricordando anche due sue visite, la prima nel 2006 e la seconda nel 2012".

Toccante il ricordo della figlia Sara che, per sottolineare una volta di più l’immensa e connaturata generosità del padre, ha rammentato quello che le raccontava spesso nonna Bruna: "Una domenica mentre era a messa alla chiesa di Ravaldino, mio padre vide un bimbo scalzo. Allora corse immediatamente a casa a prendere il secondo paio di scarpe che aveva, quelle ‘buone’, e le regalò a quel bambino povero, perché, come diceva sempre lui, un gesto vale più di mille parole. Per lui l’amicizia era sacra, sapeva capire le persone e a loro si avvicinava con sensibilità e gentilezza e attribuiva enorme valore alla parola data. L’amore con la mamma è stato unico, lui sempre un passo dietro di lei ma contento di spingerla avanti. Ciao papà, mi manchi tanto e ispiraci da lassù con la tua generosità, la tua mitezza e il tuo sorriso". La moglie Maria Grazia ha pronunciato poche ma significative e sentite parole: "Era un uomo buono, giusto e coraggioso. Quello che vi chiedo è di non dimenticarlo, di portarlo sempre nel cuore e di portare avanti i progetti in cui credeva". Commosso il ricordo dell’imprenditore Giuseppe Silvestrini, fratello di Maria Grazia, ex presidente di Unieuro e Marco Polo e oggi numero uno di F.A., società di gestione dell’aeroporto. Con la voce rotta dal pianto, ha ricordato anche lui l’immenso valore del cognato: "Mi dava sempre una grande serenità averlo vicino".

Anche il sindaco Zattini ha preso la parola: "Luciano è stato per me una presenza preziosa. A lui e alla sua famiglia si deve un contributo importante a progetti come Medicina e l’aeroporto. Era uomo di intelligenza straordinaria che agiva usando il buon senso e trovava subito soluzioni semplici a problemi complessi. Mi sono innamorato della sua presenza, che esprimeva positività in ogni circostanza".