GIANCARLO AULIZIO
Cronaca

Nascita di una provincia, storici a confronto

Cento anni fa il regio decreto con cui Mussolini annetteva a Forlì 12 dei 15 comuni della Romagna Toscana: ecco cosa accadde

Nascita di una provincia, storici a confronto

Nascita di una provincia, storici a confronto

Si è svolto ieri mattina nella sala consiliare della Provincia il convegno ’La Romagna Toscana fra Granducato e Province unitarie. A cent’anni dall’aggregazione a Forlì’.

Infatti quest’anno ricorre il centenario dall’emanazione del regio decreto n. 544 del 4 marzo 1923, a firma del duce Benito Mussolini, che determinò l’aggregazione alla Provincia di Forlì di 12 dei quindici comuni del territorio della Romagna Toscana. I comuni che passarono dalla Provincia di Firenze a quella di Forlì furono: Bagno di Romagna, Terra del Sole e Castrocaro, Dovadola, Galeata, Modigliana, Portico e San Benedetto, Premilcuore, Rocca San Casciano, Santa Sofia, Sorbano e Verghereto.

La Romagna Toscana, zona di confine nell’Appennino tosco-romagnolo, fu amministrata dal Granducato di Toscana fino all’Unità d’Italia, poi dalla Provincia di Firenze e, a partire appunto dal 1923, dalla Provincia di Forlì. Prima delle comunicazioni ci sono stati i saluti del sindaco di Modigliana e consigliere provinciale Jader Dardi, del presidente dell’Accademia degli Incamminati di Modigliana Venerino Poletti, del presidente del Comitato della Romagna Toscana per la promozione dei valori risorgimentali Luigi Pieraccini e di Alessio Boattini, coordinatore della rivista ‘Alpe Appennina’. Per sviscerare premesse ed effetti del decreto si sono alternati quattro illustri docenti universitari di Storia. Roberto Balzani, già anche sindaco di Forlì dal 2009 al 2014, ha ricostruito il quadro della situazione storico-politica che portò al decreto, con ‘La politica territoriale del governo Mussolini fra il 1922 e il 1926 e la riorganizzazione della maglia amministrativa locale’; Alberto Malfitano si è occupato dell’informazione: ‘L’aggregazione della Romagna Toscana alla Provincia di Forlì nel dibattito sulla stampa tedesca’, citando spesso la Nazione e il Resto del Carlino; Dino Mengozzi ha letto le giustificazioni del Duce, che col decreto dava alla "Provincia di Forlì i naturali confini", e ha trattato ‘Gli intellettuali romagnoli e la presa del potere da parte di Mussolini’; infine Maurizio Ridolfi con ‘La Romagna Toscana e le Romagne. Spazi e poteri tra geografia, storia e politica’. Ha chiosato Gianluca Braschi, direttore dell’Archivio di Stato della Provincia di Forlì-Cesena con il contributo su ‘Istituzioni e archivi della Romagna Toscana’.

Ma perché Mussolini firmò quel decreto? Quella decisione d’imperio, contrastata da molte parti e piovuta dal cielo, realizzò non solo la Provincia più grande d’Italia ma quella con le sorgenti del Tevere, ossia il fiume che attraversa la capitale Roma. E per la propaganda di regime che vedeva nel predappiese Mussolini il condottiero, duce, era un ottimo inizio. L’Archivio di Stato di Forlì-Cesena ha promosso l’evento con la Direzione Generale Archivi del Ministero della Cultura, il Comitato della Romagna Toscana, la rivista ‘Alpe Appennina’, il contributo dell’Accademia degli Incamminati di Modigliana, il patrocinio della Provincia e dei 15 comuni della Romagna Toscana.