Pini interrogato in carcere per oltre due ore L’ex parlamentare: "Nessuna corruzione"

Assistito da Carlo Nannini davanti al giudice, l’imprenditore arrestato ha voluto rispondere a tutte le domande. Prati? Era suo compagno di scuola alle medie. Minenna? L’incontro col ministro Giorgetti favorito da una segretaria.

Pini interrogato in carcere per oltre due ore  L’ex parlamentare: "Nessuna corruzione"

Pini interrogato in carcere per oltre due ore L’ex parlamentare: "Nessuna corruzione"

Dalle 15 alle 17.30. Un interrogatorio di garanzia fiume quello a cui ieri pomeriggio davanti al gip di Forlì si è sottoposto l’ex parlamentare leghista Gianluca Pini, peraltro alla presenza del pm titolare dell’indagine. Oltre due ore durante le quali – ha garantito l’avvocato difensore Carlo Nannini – l’indagato, che da giovedì scorso si trova in custodia cautelare in carcere, ha risposto a tutte le domande per dire in sintesi che nelle sue azioni non ha mai infranto la legge. "Una scelta coraggiosa, quella di parlare, perché l’ordinanza è di ben 452 pagine. Leggerla tutta in una notte era insomma una impresa, e sembra che Pini nemmeno avesse preso gli occhiali con sé".

Le sue spiegazioni sono cominciate dalla genesi del rapporto con l’Ausl nato per iniziativa della stessa azienda sanitaria. Si è concretizzata quando un suo vecchio compagno delle medie, Gianluca Prati (anche lui colpito da una misura di custodia), lo aveva invitato a interessarsi di mascherine, in quel momento non reperibili. L’Ausl pagava Pini che pagava i cinesi.

A un certo punto però era scattata l’indagini: per l’accusa, Pini sapeva delle certificazioni. Questi sempre davanti al gip ha però assicurato di avere compiuto tutte le verifiche possibili in ragione della conoscenze maturate come esperto di cibo.

Circa il contestato auto-riciclaggio, ha sottolineato che i soldi versati dall’Ausl sulla sua società Codice si erano mossi principalmente verso i cinesi. E in quanto ai 600mila euro tornati indietro, non si trattava di un’operazione imbastita per ostacolare la provenienza delittuosa di quel danaro. Ma più semplicemente quel danaro era tornato perché l’ultimo ordine, pagato in anticipo, era stato annullato.

In quanto al direttore delle Dogane Marcello Minenna, c’era da tempo un rapporto di stima reciproca. Nel 2020 in occasione delle prime forniture di mascherina, una si era incagliata in dogana e allora lui gli aveva chiesto di interessarsi. Alla fine tutto si era chiarito e la fornitura era stata sbloccata. Tempo dopo Minenna, in scadenza di ruolo, gli aveva a suo dire chiesto a più riprese di incontrare Giorgetti. Così lui alla fine era si attivato chiamando anche la segreteria per fissargli un appuntamento: la segretaria peraltro era stata pure la sua negli anni da parlamentare. Ma per Pini, le mascherine incagliate e quella telefonata, avvenuta un anno e mezzo dopo, non c’entrano nulla.

Infine per quanto riguarda il funzionario della Prefettura ravennate Sergio Covato, ha spiegato di averlo conosciuto quando faceva politica in An. A un certo punto un amico con certa disponibilità economica e per questo titolare di porto d’armi rilasciato a Forlì perché a rischio sequestro, si era trasferito a Cervia: a rinnovargli il porto doveva ora essere la prefettura di Ravenna che però tardava per ragioni ignote. Lui a quel punto si era interessato della questione ma alla fine non glielo avevano comunque rinnovato. Anche il colloquio di lavoro a San Marino per la figlia di Covato non c’è mai stato. La possibilità c’era ma la ragazza aveva cambiato idea: le interessava altro.

Carlo Nannini ha chiesto la revoca della carcerazione o la sua sostituzione con i domiciliari. Il gip forlivese si è riservato. Lunedì si replica stavolta per il filone bolognese.

L’altro legale che si occupa della vicenda è Massimiliano Pompignoli, che tutela gli interessi della società Codice: "Pur con comprensibili difficoltà, l’attività va avanti. Sia per quanto riguarda l’importexport sia i ristoranti, grazie ai collaboratori dell’imprenditore. Nei prossimi giorni entreremo nel merito delle accuse".

Andrea Colombari