Pini interrogato "Nessuna corruzione, ma al massimo solo raccomandazioni"

L’ex parlamentare è stato sentito di nuovo, per un’ora, a Ravenna e ha parlato dei due pubblici ufficiali coindagati. Il suo legale ha chiesto la revoca della misura o i domiciliari.

Si può forse parlare di raccomandazione dato che si era interessato delle loro aspirazioni a nuove posizioni di lavoro. Tipico, per quanto poco edificante dal punto di vista etico, del nostro costume: ma la corruzione proprio no.

Se si potesse riassumere quanto per oltre un’ora ieri ha detto l’ex parlamentare Gianluca Pini sentito in videoconferenza dal carcere di Ravenna, sarebbe forse quella sopra proposta la sintesi migliore. Il suo avvocato Carlo Nannini si è detto "molto soddisfatto dell’interrogatorio, così come di quello di venerdì scorso" quando Pini per circa due ore e mezza aveva parlato davanti ai magistrati forlivesi. Ieri invece è toccato a quelli bolognesi: ovvero per l’ordinanza che lo vede accusato per un paio di episodi di presunta corruzione collegati ad accessi abusivi a sistemi informatici attribuiti a due pubblici ufficiali. Vedi Salvatore Albano, assistente capo della Digos alla questura di Forlì. E Pino Daniele, luogotenente dei carabinieri della sezione di pg della procura di Ravenna.

Secondo quanto precisato dal suo legale, Pini ha risposto a tutte le domande per arrivare a delineare un quadro generale nell’ambito del quale l’accusa ha considerato corruzione una rete di rapporti e relazioni che per lui nulla avrebbe di illecito dato che non si basa su fatti criminali.

Lui e i due indagati si erano conosciuti per ragioni personali o istituzionali: entrambi godevano della sua stima. Per questo lui si era interessato della loro posizione: ma al massimo, secondo Pini, si può parlare di raccomandazione e non certo di patto corruttivo. Lui si sarebbe limitato a rappresentare a chi di dovere che i due potevano essere meritevoli di ricoprire determinati posti (in quel momento uno stava al gabinetto della Scientifica forlivese e l’altro al comando della Stazione di Cotignola). Ma le scelte alla fine erano state fatte rispettivamente dall’allora questore di Forlì e dall’allora procuratore di Ravenna in assoluta discrezionalità rispetto a una rosa di nomi in ballo. Per l’ex parlamentare, è cioè impossibile sapere se davvero le sue considerazioni sui due fossero state prese in buon conto o meno.

Di sicuro – ha ammesso davanti ai magistrati – lui li aveva segnalati quei nomi. Ma sul punto ha precisato che non c’era stata nessuna contropartita, nemmeno sui contestati accessi abusivi al sistema informatico. A suo dire, era andata così: in alcune occasioni per ragioni varie si era trovato a chiedere ai due informazioni specifiche che non riteneva riservate. Un’azione che per l’accusa, al di là del contestato pactum sceleris, si rispecchiava in una richiesta illecita perché presupponeva la violazione di sistemi informatici riservati. Pini ha però sottolineato di non avere mai chiesto nulla, sobillato o istigato. Ha anzi ricordato che in taluni casi, certi accessi su alcuni nominativi non lo riguardavano in alcun modo: come dire che sembrerebbero a suo avviso essere stati compiuti spontaneamente da qualcuno dei due.

Comunque sia, per ribadire la mancanza di corruzione ha aggiunto che le due cose non erano collegate: e poi non ci sarebbe stato equilibrio tra le posizioni. Dopotutto non era certo lui a proporre qualcosa a loro: ma loro che lo contattavano perché era noto per le fitte relazioni che aveva ai massimi livelli. Alla luce delle sue parole, l’avvocato ha chiesto, come già avvenuto a Forlì, la revoca della misura o la sostituzione con i domiciliari.

Andrea Colombari