VALERIO BARONCINI
Cronaca

Le procure e i saluti romani. Braccia tese no, mano sul cuore sì, così i nostalgici evitano i processi

I diversi orientamenti dei magistrati: non tutti gli episodi di commemorazioni fasciste vengono contestati. La procura di Forlì indaga, quella di Ravenna no. A Predappio gli arditi consigliano di evitare i gesti del Ventennio

A Predappio i nostalgici hanno scelto ormai di non effettuare il saluto romano, bensì mettere la mano sul cuore

A Predappio i nostalgici hanno scelto ormai di non effettuare il saluto romano, bensì mettere la mano sul cuore

Bologna, 10 gennaio 2024 – Nelle carte c’è pure il piccolo balilla – settenne con spillette, fasci e mini-manganello – travestito ad arte dai genitori in occasione del centenario della marcia su Roma. Loro, indagati. E insieme con la coppia, nostalgia canaglia, altri dieci fanatici del ventennio per cui la procura di Forlì si appresta a chiudere le indagini preliminari.

Saluti romani, camicie e faccette nere: il tema, arato con dedizione dagli agenti di polizia della Digos, è la violazione dell’articolo 2 della legge Mancino (l’uso o l’ostentazione di simboli vietati) e di quella Scelba (più complessa da contestare perché riguarda la ricostituzione del partito fascista).

Ma paese che vai, usanza e magistrati che trovi. E così accade che in Romagna, per la precisione nel territorio che riguarda Predappio (la casa natale di Benito Mussolini), ci siano almeno quattro procedimenti penali pendenti con decine di indagati e in alcuni casi già condannati con decreto, mentre nella vicina Ravenna i pm abbiano chiesto l’archiviazione per i partecipanti alla commemorazione nera (e che ora non si svolge nemmeno più) del gerarca Ettore Muti.

Questione di sfumature legali e di atteggiamenti: a Predappio, ad esempio, gli arditi chiedono ai camerati (cit.) di non fare il saluto romano con il braccio alzato e mettere la mano sul cuore al termine dei cortei, nel cimitero che contiene la cripta Mussolini.

Una forma artigianale e autoproclamata di scriminante, che non sempre funziona. Qualche braccio teso scappa e i simboli vietati pure, tanto che i poliziotti hanno spesso identificato in quei contesti persone finite poi indagate.

Il 29 febbraio andrà a dibattimento a Forlì un processo il cui esito è inevitabilmente destinato a fare discutere: cinque aficionados del saluto romano, che avevano ricevuto un decreto penale di condanna per la commemorazione della nascita del duce a luglio 2020, si sono opposti alla decisione e dunque ora sono alla sbarra.

Un altro procedimento riguarda la commemorazione della marcia su Roma del 2023 e vede dieci persone indagate, ora siamo nella fase delle indagini preliminari. Non sono stati riscontrati reati per le rievocazioni del luglio e aprile precedenti, mentre dodici sono gli indagati per la manifestazione del centenario, quella con il piccolo balilla.

Altri due procedimenti sono scaturiti da decreti penali di condanna in relazione alla commemorazione della nascita di Mussolini nel 2022.

E alcune archiviazioni sono arrivate, ad esempio per l’ormai ‘famosa’ maglia ‘Auschwitzland’. Ma il saluto romano, anche in cimiteri o commemorazioni, può costare caro. In questo senso, si attende febbrilmente la sentenza della Cassazione del 18 gennaio sul caso del corteo milanese del 2016 per Sergio Ramelli, che portò ad assoluzioni in primo grado e condanne in appello.

Quello che appare evidente è che contestare la legge Scelba è particolarmente difficile e quasi tutti i procedimenti nati da cortei o iniziative simili sono naufragati in sede di tribunale: le commemorazioni, è l’orientamento delle procure in toto, non virano verso la ricostruzione del partito fascista, il vincolo associativo non esiste.

Esiste invece l’ostentazione dei simboli, ed ecco il motivo dei tanti procedimenti forlivesi.

Una recente sentenza di Cassazione chiarisce infine che è reato il saluto fascista "con chiamata del presente durante una commemorazione svoltasi in forma di schiera paramilitare quando per capacità di suggestione e proselitismo evocano una azione violenta ed eversiva".

Molto si gioca, dunque, sul filo dei cavilli, delle interpretazioni e del lessico.