Rebus Mezzacapo, c’è chi dice no. La ’presidenza’ fa ancora discutere

Durante il primo consiglio comunale (2 luglio) si voterà per l’ex vicesindaco: elezione non scontata

Rebus Mezzacapo, c’è chi dice no. La ’presidenza’ fa ancora discutere

Rebus Mezzacapo, c’è chi dice no. La ’presidenza’ fa ancora discutere

Durante la presentazione della giunta di Forlì il nome dell’ex vicesindaco, Daniele Mezzacapo è stato proposto dal sindaco stesso come futuro presidente del consiglio comunale, la cui prima seduta è prevista per martedì prossimo, 2 luglio, ai Romiti. Un nome sul quale, però, non tutti all’interno della coalizione di maggioranza sembrano essere d’accordo, come emerso in queste ultime ore. Sarebbero almeno due i consiglieri, su sei componenti della Civica Forlì Cambia, a non votarlo.

Un candidato, per poter diventare presidente del consiglio comunale, deve ricevere la maggioranza qualificata dei voti dell’intera assemblea, quindi i due terzi dei presenti. Questo significa che servirebbero anche alcuni voti dell’opposizione che, sulla figura dell’ex vicesindaco, in particolare, non sembrano intenzionati a venir incontro alla maggioranza, anche se "ufficialmente a noi non è stato espresso nessun nome come presidente – commenta Michele Valli, segretario forlivese del Pd –, quindi non possiamo fare alcuna valutazione". A parte la minoranza, il problama sembra proprio in seno alla maggioranza: non sarebbero solo i due consiglieri della Civica ’in attesa di un segnale’ per poter valutare altri nomi. D’altronde anche il partito di maggioranza relativa, Fratelli d’Italia, ha mal digerito la decisione di offrire la presidenza alla Lega, figura che inizialmente era destinata al partito di Giorgia Meloni. Proprio il ruolo da assegnare al più votato della lista della Lega è stato l’oggetto del contendere durante la recente formazione della giunta, con il segretario della Lega Romagna, Jacopo Morrone, che ha tenuto duro a lungo sulla sua posizione di vedere entrambi gli assessori confermati, finendo poi per accettare l’ingresso di Andrea Cintorino come assessora e la presidenza per Mezzacapo.

Tre riunioni per arrivare alla definizione della squadra, a cui è seguita un’altra trattativa per la definizione delle deleghe, che hanno probabilmente lasciato degli strascichi tra gli alleati del carroccio. Anche nel comunicato stampa con cui si indicavano i nomi degli assessori, l’inserimento di quello dell’ex vicesindaco è stato motivo di discussione. Le parole di lunedì di Zattini che ha definito Mezzacapo "il mio figlioccio politico" riservandogli "il ruolo forse più importante di tutti, quello di presidente del consiglio comunale" sembrano voler essere una presa di posizione per cercare di calmare i crescenti malumori interni. La difesa a spada tratta del suo alfiere da parte del segretario leghista che ha, di fatto, cambiato il piano che si era stabilito prima delle elezioni, ha indispettito anche gli altri due alleati, oltre a FdI; con Forza Italia che si è trovata con una sola figura di rilievo, essendo comunque sotto al 10% come la stessa Lega, e la Civica con due ruoli, alla pari del partito di Matteo Salvini, ma con 6 punti percentuali in più.

Se si dovesse andare alla conta dei voti in sede di consiglio comunale, ci sarebbe la concreta possibilità di non aver un presidente il prossimo 2 luglio. In questo caso, nel corso della stessa seduta non sarà possibile fare una seconda votazione, ma il consiglio dovrà essere riconvocato, compito che spetterà al consigliere anziano, Elisa Massa del Partito Democratico. Anche per la seconda votazione serve la maggioranza qualificata e così per la terza, ma, in questo caso, i due candidati più votati arriveranno al ballottaggio (quarta votazione) che, ovviamente, sarà a maggioranza semplice. Cinque anni fa la maggioranza propose all’opposizione il nome di Alessandra Ascari Raccagni, dicendosi disposta a votare il vicepresidente proposto dalla minoranza. Ascari Raccagni e Massa furono così votate all’unanimità.

Matteo Bondi