Bologna, 25 giugno 2018 - Imola come Bologna, è caduto un muro. Sul treno di mezzanotte, orario in cui è chiaro lo scenario elettorale, sale la pattuglia grillina e conquista dopo 73 anni il fortino rosso di Imola. In Emilia Romagna è una impresa storica bis, dopo quella di Giorgio Guazzaloca che nel 1999 con la lista civica La tua Bologna strappò il governo della città delle Due torri al Pd e governò per 5 anni.

Per Imola e per tutto il Partitone emiliano è un cambio di punto di vista che avrà conseguenze sul futuro politico della regione vetrina dell'ex Partito comunista. Un risultato emblematico, come anche ad Avellino dove i grillini ora guidano l'ex feudo di De Mita.
Imola, 80mila abitanti, coop valley, la terra con la più alta concentrazione in Europa di cooperative di produzione e lavoro, ha visto da anni il proprio sistema in crisi senza che l'amministrazione e le coperture politiche riuscissero a limitare i danni. Anche per questo motivo gli umori elettorali hanno preso un altro abbrivio che si era già notato nei mesi scorsi.

Il centrosinistra ha confermato il sindaco ad Ancona, il centrodestra ha vinto Pisa, Massa e Siena, ma il traguardo raggiunto ad Imola ha una valenza superiore rispetto ad altre vittorie del Cinquestelle in giro per l'Italia. A Imola in verità temevano i Pentastellati eppure il Pd pensava di farcela.  Ora le conseguenze politiche in Emilia Romagna diventano una incognita per il Pd, un partito che assomiglia sempre di più ad un prodotto scaduto, lacerato, in cerca d'autore.

Il caso Imola preoccupa molto il presidente renziano della Regione, Stefano Bonaccini, che guarda già le nuvole che si addensano sulle elezioni regionali dell'anno prossimo. Questa tornata intanto ha dimostrato che l'asse di governo Lega -M5S tiene anche a livello locale e apre uno scenario completamente nuovo. Non c'è più la Toscana rossa e in Emilia la bandiera Pd è sempre più sbiadita, quasi rosa pallido.