John Surman
John Surman

Castel San Pietro (Bologna), 14 aprile 2018 – Novanta minuti di catarsi meditativa su un ampio ventaglio di note, spartito tra musicisti di fervida ispirazione: John Surman, alla guida di un trio che sparge meraviglie su tutti i palchi più qualificati del globo, propone domenica sera in esclusiva nazionale per Cassero Jazz in ambito Crossroads dalle 21.15 al Cassero “Invisible Threads” (fili invisibili), un concerto avvolto da un’atmosfera sognante, in cui nulla suona banale, neppure nei pezzi più semplici.

Ad affiancare il leader (sassofoni e clarinetto) dalle 21.15 sono due compagni di viaggio apprezzati da critica e pubblico per una carriera dai meriti singolari quali Nelson Ayres (pianoforte), compositore di culto della musica popolare brasiliana e Rob Waring, americano di ceppo norvegese, vibrafonista a cavallo tra jazz, musica sperimentale e contemporanea, nonché professore a Nôtre Dame Seishin Women’s dell’università Okayama in Giappone.

Quella di stasera è un’esibizione legata a reminiscenze di luoghi realmente vissuti che finiscono spesso per trasfigurarsi in astrazioni musicali. Operazione in cui Surman dimostra d’essere un super specialista. Basti pensare alla mole di dischi incisi per l’Ecm tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, sia come leader che come coéquipier di formazioni di livello internazionale guidate da musicisti sublimi quali Paul Bley e John Abercrombie o Jack DeJohnette e Miroslav Vitous, per citarne solo alcuni.

Scolpendo una discografia che inizialmente non si discosta dalle tematiche tradizionali del pop che attorno ai Sixties nel Regno Unito dominava la scena spodestando quasi interamente gli altri generi musicali.

Incidendo in seguito anche solchi nell’avanguardia, producendo comunque invenzioni straordinarie che affioravano da radici jazzistiche nitidamente rilevabili sin da allora nell’interplay con maestri dell’improvvisazione del calibro di Dave Holland, Chris McGregor e John McLaughlin.

Dividendo in seguito la ribalta con alcune divinità del jazz, da Gil Evans ad Archie Shepp. Compendio di virtù sigillate appunto in Invisible Threads, l’ultimo disco Ecm pubblicato a gennaio di quest’anno che sfoglia stasera.