La premiazione Summer piano (Foto Isolapress)
La premiazione Summer piano (Foto Isolapress)

Imola, 15 agosto 2019 - I conservatori di musica italiani vogliono far cambiare spartito all’Accademia pianistica di Imola. La conferenza dei direttori, presieduta da Antonio Ligios (Sassari), contesta infatti il riconoscimento a livello universitario (equipollenza a lauree triennali e magistrali) dei titoli rilasciati dall’istituzione cittadina. Un accreditamento ottenuto dall’Accademia a inizio anno, sulla base del decreto firmato dal ministero dell’Università e della Ricerca. E celebrato nei mesi scorsi con una grande festa al teatro comunale Ebe Stignani.

Una novità, quella dell’equipollenza dei titoli, che come ribadito anche di recente dalla stessa Accademia è destinata a partire già per il 2019/2020, con evidenti riflessi positivi sul numero delle iscrizioni e sull’appeal di una realtà comunque già oggi universalmente apprezzata. Il tutto però, a questo punto, al netto di eventuali brutte sorprese per Imola, visto che i direttori starebbero valutando la possibilità di fare ricorso alla Corte europea per far valere le proprie ragioni.

Il nodo della questione sta tutto nel verbale di una recente assemblea della conferenza dei direttori dei conservatori di musica. Il riconoscimento a livello universitario dei titoli rilasciati dall’Accademia pianistica «potrebbe rivelarsi pericoloso per le nostre istituzioni – scrivono i direttori – in quanto gli studenti sceglierebbero più volentieri di iscriversi a Imola sia per la presenza di particolari docenti, sia per l’equipollenza dei titoli di studio alle lauree». Un fatto, questo, ritenuto «molto grave» dai numeri uno dei conservatori italiani.

Secondo alcuni direttori, inoltre, ci si troverebbe di fronte a un decreto che «un eccellente giurista riuscirebbe a demolire perché contrario alla normativa superiore. Il problema – si sottolinea ancora nel verbale dell’assemblea – sta anche nella maniera con cui le università interpreteranno questo decreto: potrebbe essere inteso invasivo della loro sfera, oppure al contrario potrebbe servire alle stesse università per aprire corsi analoghi in futuro». Il presidente Ligos, in particolare, ritiene che «il pericolo maggiore sia proprio il fatto che le università utilizzino questo decreto a loro vantaggio».

In uno scenario come quello appena descritto, tra incertezze e timori per il futuro delle loro istituzioni, i direttori dei conservatori sembrano come detto intenzionati a intraprendere le vie legali, sottolineando la «necessità di poter disporre di una cifra piuttosto importante per affidare la querelle a un ufficio legale di eccellenza». Il tutto «prima che questo accreditamento – concludono i direttori dei conservatori di musica italiani – scateni effetti a boomerang». Tra le ipotesi al vaglio, almeno fino a qualche settimana fa, quella di far deliberare dei fondi ad hoc dai Consigli di amministrazione degli stessi conservatori. E perfino quella di interpellare sulla questione – in modo da ottenere eventualmente il patrocinio – l’avvocatura dello Stato.