LE NUMEROSE aggressioni agli operatori sanitari dell’ospedale Santa Maria della Scaletta che si sono verificate negli ultimi giorni, secondo l’Ausl con una frequenza «inconsueta e non rappresentativa del grado di sicurezza della struttura», preoccupano gli stessi operatori e la direzione aziendale.

Per questo motivo, fa sapere l’Ausl di Imola, «è già stato fissato, per lunedì, il tavolo di confronto richiesto dai sindacati, a cui parteciperà l’assessore comunale alle Politiche sanitarie, Ina Dhimgjini, e in cui saranno valutate le proposte di tutte le parti interessate».

Da parte sua, la direzione generale si dice comunque «intenzionata a proporre la definizione di un protocollo di intesa con le Forze dell’ordine, che garantisca il loro intervento in caso di chiamata da parte degli operatori negli orari in cui il posto di Polizia al Pronto soccorso non è attivo», vale a dire «nel pomeriggio e negli orari serali e notturni». Nel frattempo, l’Ausl fa sapere che il triage del Pronto soccorso, teatro di tre aggressioni negli ultimi giorni, è stato potenziato a partire da lunedì scorso con un infermiere in più. Una richiesta, questa, avanzata dagli stessi sindacati.

Sempre in tema di sicurezza, l’Azienda sanitaria precisa infine che la scelta di tenere chiusa dalle 20 alle 6 la cappella al piano terra dell’ospedale, sulla quale in questi giorni avevano puntato i riflettori sia la Lega che l’associazione Figli spirituali e amici di Padre Luigi, è dovuta all’«opportunità di evitare che il luogo, non frequentato dai fedeli nelle ore notturne, possa diventare un rifugio non sorvegliato per i senzatetto che saltuariamente, nei mesi invernali, frequentano gli ambienti comuni dell’ospedale». In ogni caso, conclude l’azienda sanitaria, è già stato previsto di «attivare una modalità regolamentata dell’accesso alla struttura nelle ore notturne».

Detto anche secondo la Lega tale spazio «dovrebbe essere fruibile h24», il segretario imolese del Carroccio, Marco Casalini, si mostra piuttosto scettico sul futuro dell’ospedale. «Non c’è giorno che passi senza che vengano segnalati problemi nella struttura sanitaria imolese – osserva –. Sarà mica l’effetto della fusione mascherata messa in atto dalla sanità bolognese? Se questo è l’inizio siamo messi davvero male».