Federica con il papà del piccolo Michele
Federica con il papà del piccolo Michele

Imola, 21 ottobre 2020 - La cicogna ha preso casa tra Imola e circondario. In un periodo in cui le nascite sono in drammatico calo fa infatti discutere il weekend da record all’ospedale Santa Maria della Scaletta. Da giovedì sera a lunedì mattina, come abbiamo raccontato ieri nelle nostre pagine, sono nati ben 21 bambini. Numeri da almanacco per il nostro territorio. I piccoli (11 femmine e 10 maschi) stanno tutti bene come le mamme.

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Il parto più avventuroso è stato quello del piccolo Michele che è nato in ambulanza, qualche chilometro prima dell’arrivo al nosocomio. Federica Valente è la sua mamma, ha 29 anni e abita a Medicina con il compagno Antonio Patierno, di 36. Ha vissuto una ’giornata movimentata’ con tanto di lieto fine e ha deciso di raccontarlo al Carlino.

Signora Federica, il piccolo Michele aveva proprio fretta...
"E’ stato un pochino impaziente, anche se avevo avuto qualche avvisaglia un paio di giorni prima".

Ci racconti.
"Dopo alcuni dolori mi sono recata all’ospedale per una visita di controllo, ma i medici mi hanno confermato che era ancora presto e così sono tornata a casa. L’altra notte, poi, ho cominciato ad avere di nuovo qualche contrazione che è andata via via aumentando. Poi i dolori si sono fatti improvvisamente più forti e ho chiesto al mio compagno di accompagnarmi in fretta all’ospedale".

Già, ma la vostra ’corsa’ si è interrotta un po’ prima...
"A un certo punto ho capito che non ce l’avremmo mai fatta ad arrivare in ospedale e abbiamo chiamato l’ambulanza. All’altezza del casello di Castel San Pietro sono scesa a fatica dalla macchina con decine di automobilisti di passaggio che stavano assistendo incuriositi alla scena. Il personale sanitario mi ha aiutato a sdraiarmi sull’autolettiga che è partita a tutta velocità in direzione del Santa Maria della Scaletta".

Ma, all’altezza di Toscanella, è successo qualcosa...
"Già. Michele ha deciso di rompere definitivamente gli indugi e di venire alla luce. E, così, con l’aiuto del medico, giunto intanto in nostro soccorso, è nato proprio in ambulanza. E’ la prima e ultima volta che l’ho sentito piangere perché è un bimbo bravissimo".

E così sul suo documento d’identità sarà tra i pochi ad aver scritto «nato a Dozza».
"Esattamente. Ci hanno spiegato che sarà proprio così, considerando che a Dozza non ci sono ospedale e che i parti in casa sono ormai una rara eccezione".

Michele è stato concepito poche settimane prime del lockdown quando comunque l’epidemia era chiaramente arrivata in Italia. Voi avete deciso di portare avanti il progetto di allargare la vostra famiglia in un momento ancora più di incertezza. Come mai?

"Perché ormai la nostra generazione vive in una sorta di incertezza perenne. Per il virus, per il lavoro e per tante altre cose. Ci vuole il coraggio di rischiare altrimenti qualsiasi traguardo è precluso".

E voi avete deciso di rischiare.
"Sì, e sono convinta che abbiamo fatto bene. Ho un’altra bimba, Katrina, di 4 anni, che ci chiedeva da mesi un fratellino. Abbiamo deciso che era il momento perché non volevamo che restasse figlia unica".

Voi abitate a Medicina, l’unico paese della provincia che ha vissuto la terribile esperienza della zona rossa. Lei ha vissuto questa esperienza mentre aspettava Michele. Cosa le è rimasto?

"Abbiamo scoperto ulteriormente la gioia di stare in famiglia e di attendere tutti assieme l’arrivo di Michele. Certo, avrei voluto seguire alcuni corsi e fare visite che il virus ci ha precluso. Ma l’importante, ora, è che sia andato tutto bene. Ora penso alla mia bimba che potrà presto abbracciare il suo fratellino. Non vediamo l’ora di tornare a casa".