Alcuni sanitari del Reparto covid dell’ospedale Santa Maria della Scaletta
Alcuni sanitari del Reparto covid dell’ospedale Santa Maria della Scaletta

Imola, 23 marzo 2020 - C’è un paese che da tre settimane piange i propri morti. Molti di loro hanno chiuso per l’ultima volta gli occhi lontani dagli affetti dei loro cari sotto la luce fredda delle terapie intensive. Medicina si è svegliata di nuovo con il suono delle campane a lutto, questa volta per Nazario Brini, 85 anni e anche lui purtroppo malato di Coronavirus. Lascia una famiglia chiusa nel proprio dolore, proprio nel cuore della zona rossa.
Ma sembra esserci una nuova speranza per il comune della bassa.
Si chiama idrossiclorochina, ed è un farmaco utilizzato da anni contro la malaria, ma che nel trattamento dei pazienti affetti da infezione di coronavirus sembra accendere una speranza per la cura immediata anche sui casi più gravi.

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Sabato, il commissario regionale per l’emergenza Sergio Venturi aveva annunciato un "una strategia specifica per il territorio di Medicina, con un piano di prevenzione farmacologico". L’obiettivo, quindi, sarebbe quello di risolvere a monte il problema dei contagi, ma l’unico ostacolo è che – almeno per il momento – dal mondo scientifico non arriva un consenso unanime sulle effettive potenzialità in termini di prevenzione dell’idrossiclorochina.
Per il sindaco, Matteo Montanari, c’è quindi l’incolumità delle persone da mettere al primo posto: "I medici del reparto malattie infettive del Sant’Orsola stanno studiando la sperimentazione di alcuni farmaci (soprattutto antimalarici) su pazienti malati. Altro di sicuro non c’è al momento. Ovviamente se verrà decisa qualche prescrizione di farmaci dovrà essere fatta nella massima sicurezza delle persone".

Per quanto riguarda l’antimalarico l’efficacia sui casi più gravi è però praticamente indubbia. Funzionerebbe in 3 casi su 4 secondo uno studio del professore Didier Raoult, direttore dell’Istituto ospedaliero universitario Méditerranée Infection di Marsiglia condotto su 24 soggetti.
Secondo le analisi infatti il 75% dei pazienti trattati con farmaci a base di idrossiclorochina, "dopo sei giorni di trattamento aveva una carica virale negativa". Insomma, non resta che sperare nella velocità della scienza. Venendo, ora, ai numeri dell’imolese, i nuovi contagi sul territorio sono 15.
Sette di questi sono residenti a Medicina, 4 a Imola, 2 a Castel San Pietro Terme, e due fuori territorio, di cui uno sarebbe probabilmente il primo caso registrato al centro di riabilitazione di Montecatone e poi trasferito in un altra struttura.

Salgono quindi a 178 i casi positivi nel Circondario Imolese (compresi i 17 decessi): sono 118 maschi e 59 donne; 120 residenti a Medicina, 40 a Imola, 7 a Castel San Pietro Terme, 3 a Dozza, 2 a Castel Guelfo, 2 a Casalfiumanese, uno a Borgo Tossignano, 3 fuori territorio.
Il virus sembra quindi aver per il momento arrestato la sua avanzata lungo la valle del Santerno, con ‘appena’ tre contagi in totale.
Per quanto riguarda le età, tra i positivi 18 hanno 85 e più anni, 46 tra i 75 e gli 84 anni, 52 tra 65 e i 74 anni, 62 tra i 14 e i 64 anni. Sono 11 i pazienti Covid positivi in in Terapia Intensiva, 63 i ricoverati nel reparto Covid dell’Ospedale Santa Maria della Scaletta. Ospedale che, entro la fine del mese, come annunciato dall’Ausl, potrà contare sell’arrivo di 60 nuovi infermieri, preziosi più che mai in questo momento di grande difficoltà.