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22 apr 2022

F1, dalla lettera del 2006 a oggi: Imola rinasce

Ecclestone firmò la condanna a morte del Gp, ora però l’Autodromo ritrova la F1. Una pista che ha fatto la storia: Ascari, Schumy, Senna..

valerio baroncini
Cronaca
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Il compianto Massimo Marchignoli, allora sindaco di Imola, con Bernie Ecclestone

Imola, 22 aprile 2022 - Settant’anni fa, 19 ottobre 1952: il presidente della Repubblica è Luigi Einaudi, Mao Tse-Tung presiede il Governo Popolare Centrale cinese e nel Regno Unito c’è (ma questo non è cambiato) la Regina Elisabetta II. A Imola, invece, è un giorno da pionieri: poco oltre il fiume Santerno, in una lingua grigia contornata da ballini di paglia, scatta il collaudo di quello che sarà, negli anni a venire, la croce e delizia della città. Epicentro sentimentale ed economico di un’intera comunità. Tempio pagano di idrocarburi e salsicce avvolte nella piadina grossa. Oggetto di scontro – per comitati, sindaci, industriali ma anche religiosi – e incontro, di gente e bandiere. L’autodromo Enzo e Dino Ferrari. Pare sentire quella voce istituzionale e trionfante, stile Istituto Luce: "Il collaudo della pista – a lavori ultimati – è eseguito il 19 ottobre 1952 dai piloti Ascari, Farina e Villoresi sulle Ferrari, Bertocchi sulla Maserati, Masetti sulla Gilera e Lorenzetti sulla Guzzi". Le cronache dell’epoca parlavano di questo, e di una rossa fiammante Osca Maserati, biposto di leggenda e leggende. Vent’anni fa quella Maserati tornò in pista, con Alex Zanardi accanto a Bruno Brusa. Due giri di pista, con Giacomo Agostini su una Gilera 4 cilindri. E poi le altre ‘nonne’, ragazze meravigliose nutrite da oro nero. Tracciare una storia dell’autodromo significa mettere Imola sul tavolo operatorio e iniziare un’autopsia. La causa del decesso della Formula 1, nel 2006, è nota a tutti: un cappuccino, servito a Londra prima della condanna a morte. 25 ottobre 2006, il sindaco Massimo Marchignoli è seduto negli uffici di Bernie Ecclestone, l’ex patron della Formula 1, e dopo il cappuccino, sul tavolo di cristallo, ecco la lettera che fece la storia: "Dear Massimo, I am sorry that we have lost Imola" ("Caro Massimo, mi dispiace ma ...

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