Formula Uno, comincia l’operazione tris

L’Enzo e Dino Ferrari avanza la candidatura anche per il 2022 sulla base di 25 milioni. Si lavora per una gara a luglio se salta il Gp di Francia

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di Enrico Agnessi

In panchina, sì. Ma pronto per entrare in campo nel corso di una partita che si annuncia piena di infortuni e defezioni. Eccola, mutuata dagli sport di squadra, l’immagine dell’Autodromo a pochi mesi dall’inizio della nuova stagione di Formula 1. Da qualche giorno, tra le scuderie, circola una primissima bozza da 23 appuntamenti per il 2022. Imola, come peraltro accaduto in entrambi i Gp ospitati in epoca di pandemia, non c’è. Eppure, in mezzo a tanti punti interrogativi relativi soprattutto alla prima parte di un calendario che prevede gare in Australia e Cina (oggi praticamente inaccessibili) già ad aprile, spicca una data che in riva al Santerno è stata già cerchiata di rosso. È quella di domenica 17 luglio, giorno del Gp di Francia. Il lungo fine settimana blu-bianco-rosso aperto dalle celebrazioni in onore della Rivoluzione del 1789 dovrebbe infatti concludersi infatti con la gara sul circuito Le Castellet. Ma ci sono problemi di natura finanziaria.

L’Enzo e Dino Ferrari, che pure potrebbe essere un ripescato di lusso anche per coprire altri buchi in calendario, è pronto a sostituire innanzitutto l’appuntamento transalpino. Una candidatura avanzata ieri, sotto forma di lettera di disponibilità inviata a Liberty Media. Del resto, il calendario dei grandi concerti 2022 del circuito cittadino (sperando sempre che possano finalmente andare in scena dopo due anni di rinvii) sembra fatto apposta. Il trittico musicale da decine di migliaia di spettatori che si aprirà il 28 maggio con Vasco Rossi e proseguirà il 25 giugno con i Pearl Jam si chiuderà infatti il 2 luglio con Cesare Cremonini. E due settimane sono un tempo sufficiente per consentire agli addetti ai lavori di smontare palco e attrezzature per procedere con l’allestimento del paddock in vista di quello che sarebbe il terzo Gran premio negli ultimi tre anni a Imola.

A differenza degli altri due appuntamenti ospitati in epoca Covid, questa volta però l’ipotesi delle porte chiuse non è nemmeno da prendere in considerazione. Dopo gli sconti del recente passato, legati appunto all’assenza di pubblico sulle tribune e dunque all’impossibilità di incassare dalla vendita dei biglietti, ora il Circus non fa più sconti. E se nel 2020 era bastato (si fa per dire) accollarsi solo i costi organizzati dell’evento, e quest’anno si è saliti a 10 milioni, adesso per portarsi a casa un pezzo di Formula 1 con tanto di tifosi sugli spalti serve una cifra più che doppia rispetto a quella sborsata l’ultima volta. Si parla infatti, al netto di cambi di valuta dollaro-euro che fanno oscillare l’equivalenza, di una ‘tassa’ di circa 25 milioni.

Come si arriva a mettere insieme tale somma? Grazie alla Regione, certo. E probabilmente attraverso un nuovo impegno del Con.Ami. Ma soprattutto grazie a un Governo pronto a raddoppiare (in termini economici) lo sforzo di quest’anno. Il tutto secondo una strategia di promozione del made in Italy che vedrebbe l’appuntamento di Monza destinato soprattutto al mercato estero, mentre quello imolese verrebbe invece pensato più per quello interno. A dimostrazione di quanto il progetto sia concreto, il fatto che dopo due edizioni ‘spot’ non si punti più a un contratto annuale. Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, di recente aveva quantificato in tre il numero degli anni per i quali l’Enzo e Dino Ferrari conta di ospitare consecutivamente il Circus. Da qualche giorno, invece, si lavora addirittura per una possibile intesa quinquennale, in modo da conferire maggiore stabilità e migliore prospettiva all’intera operazione. Di sicuro, al di là delle necessarie considerazioni sull’utilizzo di risorse pubbliche, si tratterebbe di un lustro in grado di rivoluzionare le sorti dell’impianto e quelle delle strutture ricettive del territorio.