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Imola, fra piopparelli, boleti e 'famigliole'. Funghi pericolosi, 10 i casi in 2 anni

Nel 2016 erano rimasti intossicati lievemente anche due bambini

Ultimo aggiornamento il 29 agosto 2018 alle 06:44
Funghi

Imola, 29 agosto 2018 - Dieci casi di sospetta intossicazione o possibile avvelenamento in due anni. E’ il bilancio tracciato dall’Ausl in vista del ritorno della stagione dei funghi e della riapertura dell’ispettorato micologico di viale Amendola. Nel 2017, come ricordano dall’Azienda sanitaria, le condizioni climatiche sono state avverse e la raccolta dei funghi è stata molto modesta; di conseguenza l’allarme è scattato soltanto due volte.

Nel primo caso si erano reperiti resti di gambi e parti del cappello riconducibili alla famiglia delle boletaceae che, al suo interno, contempla anche alcuni esemplari poco tossici e/o velenosi non ritenuti pericolosi per l’uomo, ovvero i cui disturbi normalmente lievi si risolvono in poche ore; nel secondo, il consumo di Amanita ovoidea, fungo di cui è sconsigliato il consumo non solo perché indigesto ma perché inoltre, per le proprie caratteristiche morfologiche, può essere facilmente confuso con altri esemplari di amanite bianche assai pericolose e/o mortali.

Discorso diverso per il 2016, caratterizzato da un andamento climatico particolarmente favorevole e nel quale si era dunque registrata una elevata raccolta e un conseguente elevato consumo di funghi spontanei. Otto i casi. Tra quelli gravi di intossicazione/avvelenamento, da ricordare un episodio causato dall’Entoloma lividum (con vomito, diarrea e disturbi a carico del sistema nervoso), e un altro dovuto all’Omphalotus olearius con comparsa di vomito e disturbi a carico del sistema nervoso. Uno, invece, l’episodio considerato di media/scarsa gravità di intossicazione/avvelenamento, causato dal consumo di Clitocybe nebularis (fungo sospetto) e Agaricus xanthoderma, con comparsa di vomito e dolori addominali.

Da registrare anche tre episodi non gravi causati dal consumo di funghi non ritenuti tossici o velenosi ma dovuti probabilmente al fatto che sono stati ingeriti crudi: in due circostanze il responsabile è stato il comune piopparello (Agrocybe aegerita), mentre in un’altra il cosiddetto Cantharellus cibarius.

Infine, sempre nel 2016, anche alcuni casi non gravi con rapida risoluzione per sospetta intossicazione/avvelenamento verificatisi a seguito di un consumo incauto di funghi. Rientrano i questa casistica quelli che hanno coinvolto due bambini che hanno ingerito funghi spontanei nei giardini delle scuole elementari e materna durante la ricreazione. Il primo episodio è stato causato dal consumo crudo di Volvariella gloiocephala, fungo non ritenuto tossico né velenoso il cui consumo è comunque sconsigliato perché di scarso valore organolettico. Situazione simile si è verificata nel secondo caso causato dal consumo crudo di Conocybe. In entrambe le circostanze l’intervento è stato richiesto a titolo precauzionale dal corpo docente della scuola.

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