ENRICO AGNESSI
Cronaca

I numeri della Sanità. La denuncia dei sindacati:: "Personale in calo continuo"

I dipendenti sono scesi sotto quota 1.890, solo due anni fa erano 1.961. Rago e Palmarini (Uil Fpl): "Liste d’attesa conseguenza anche di questa situazione".

I numeri della Sanità. La denuncia dei sindacati:: "Personale in calo continuo"

I numeri della Sanità. La denuncia dei sindacati:: "Personale in calo continuo"

Gli effetti del fenomeno sono noti a tutti: da un lato, l’allungamento delle liste d’attesa per i cittadini; dall’altro, l’aumento dello stress lavorativo e l’impossibilità di usufruire di idonei periodi di riposo per medici, infermieri e operatori socio-sanitari. All’origine dei problemi, c’è il personale ospedaliero che continua a diminuire. E che, nonostante finito il periodo dell’emergenza Covid le esigenze quotidiane restino tante, torna ad avvicinarsi pericolosamente ai livelli pre-pandemia.

I dati aggiornati a fine 2023 parlano di 1.890 dipendenti in forza all’Ausl di Imola (una quarantina in meno rispetto alla precedente rilevazione di agosto) di cui 824 infermieri. Nel 2019 erano 1.789, di cui 772 infermieri. A fine 2020, l’aumento a quota 1.934 dipendenti (di cui 858 infermieri), cifra ritoccata ulteriormente un anno più tardi quando si era arrivati a un organico di 1.961 unità. L’inversione di tendenza arriva a fine 2022, con i lavoratori dell’Ausl che, invece di avvicinarsi a quota duemila, sono scesi a 1.952. Oggi, per la prima volta dal 2019, siamo tornati sotto quota 1.900.

Il trend sembra ormai stabile, al punto che guardando la seconda parte del 2023 il segno meno si può constatare anche su base mensile. Come già accennato, ad agosto scorso l’organico dell’Azienda sanitaria contava infatti 1.929 unità di personale, scese a 1.915 un mese più tardi e poi ancora a 1.904 a fine ottobre (dato confermato anche a fine novembre) e a 1.890 al 31 dicembre.

"Da tempo lamentiamo la continua carenza di organico nelle strutture pubbliche regionali – sottolineano Paolo Palmarini e Giuseppe Rago, rispettivamente segretario regionale e coordinatore locale Uil Fpl –. Quel che più preoccupa per l’Ausl di Imola è il costante dato peggiorativo rispetto alle medie dell’ultimo quadriennio registrate nel resto dell’Emilia-Romagna".

Il differenziale del 2023 rispetto al 2019 (+5,6%), al 2020 (-2,3%), al 2021 (-3,62%) e al 2022 (-3,16%) evidenzia infatti percentuali peggiori a Imola rispetto alla media regionale, dove il quadro è il seguente: +6,6% sul 2019; -0,5% sul 2020; -2,93% sul 2021; -2,09% sul 2022.

"La logica conseguenza non può che essere un allungamento delle liste d’attesa, dello stress lavorativo, dell’impossibilità di usufruire di idonei periodi di riposo – aggiungono Palmarini e Rago –. Tale ultima evenienza rinviene anche dai dati relativi alle ferie che riportano suddivisi nelle varie aree numeri poco esaltanti". Ancora qualche numero: il personale sanitario ha una media ferie maturate e non godute di 21,75 giorni e una media ore lavorate oltre il debito contrattuale non liquidate di 42,67 ore. Non va certamente meglio agli operatori socio-sanitari con 15,03 giorni di media ferie maturate e non godute oltre a 13,40 ore di media ore lavorate oltre il debito contrattuale non liquidate.

Il personale sanitario a gennaio di quest’anno ha maturato e non goduto di ben 21.859 giorni oltre ad aver lavorato per 26.482 ore di straordinario. Per gli Oss, sempre a gennaio 2024, la situazione non migliora con 3.863 giorni di ferie maturate e non godute oltre a 3.444 ore di straordinario.

"Se il problema della sanità lo si intendeva risolto istituendo i Cau in Emilia-Romagna, le istituzioni sono ben lontane dal conoscere la reale situazione che i numeri forniti dallo stesso assessorato regionale hanno ben presto portato in evidenza – concludono Palmarini e Rago – e che combaciano con le continue richieste dei dipendenti e della Uil Fpl di adeguamento dell’organico alle richieste di qualità dei servizi che si propone di fornire".