Rosolino Cenni, nato il 3 ottobre 1913, e disperso sul fronte russo
Rosolino Cenni, nato il 3 ottobre 1913, e disperso sul fronte russo

Imola, 21 febbraio 2021 - Passa veloce il dito di Giuliana sull’inchiostro nero di quella cartolina e gli occhi diventano lucidi. "Ti giungano i più affettuosi auguri per il tuo primo Natale. Babbo". Ricordi lontani, impressi sulla carta che ancora portava il timbro del fascio littorio. Una lettera dal fronte, inviata dal padre Rosolino Cenni, iscritto alla facoltà di Agraria nel 1936, alla figlia. Sì l’abbiamo trovata, lei, tra le persone che l’Alma Mater in questi giorni ha iniziato a cercare. Tutto è partito da un’appello dell’Ateneo bolognese: "Si cercano i famigliari e discendenti degli studenti dispersi in Russia per poter consegnare loro, come fatto per i caduti nella Grande Guerra, la laurea honoris causa". Rosolino, detto ’Lino’, nato a Imola il 3 ottobre 1913, disperso sul fronte il 17 gennaio 1943 in località non nota, risultava ancora Iscritto alla facoltà di Agraria nell’anno accademico 1941-42. Lei, Giuliana, purtroppo il padre non lo ha mai conosciuto: "Ho pochi i ricordi, ormai sbiaditi, regalati da mia madre". Basta guardarla negli occhi Giuliana però per capire quanto sia grande l’emozione di un riconoscimento così grande per il padre che non ha mai potuto abbracciare, se non col pensiero.

"Lui e mia mamma, Lea Visani, si erano sposati il 12 gennaio del 1942 – racconta –. Nell’agosto dello stesso anno, per mio padre arrivò la chiamata alle armi, proprio mentre si preparava agli ultimi esami di Agraria, e in quell’anno si trovò ad affrontare anche la Guerra". Rosolino, era un alpino della Julia, tra i combattenti della campagna di Russia. Provò il gelo di quelle terre, mentre per mesi continuò a inviare quelle lettere dal fronte, indirizzate alla figlia e alla sua amata che lo aspettavano a Imola. Fino al gennaio del 1943 quando del tenente Lino si persero le tracce. Ma non il suo ricordo.
Sì perché la morte di quel giovane trentenne non è rimasta nell’oblio. I figli di Giuliana, Elena e Roberto è un po’ come se lo avessero conosciuto. Lei, è nata il 3 ottobre, proprio come il nonno, mentre lui – sempre da Rosolino – ha ereditato la smisurata passione per la montagna. "Sono ormai dieci anni che mi sono messo sulle tracce delle sue spoglie – spiega Roberto – una ricerca lunghissima e dolorosa. La volontà di conferire a mio nonno la laurea honoris causa però mi rinfranca e mi commuove: è l’anello di una lunga catena che si chiude".

Una luce di speranza in una ricerca che per ora ha prodotto ben pochi risultati sfortunatamente. Il destino di Rosolino è molto simile a quello di tanti altri giovanissimi a cui il Secondo conflitto ha negato gli anni migliori. La famiglia ha già contattato l’Alma Mater per avere informazioni su come ricevere il diploma della laurea ad honorem, ma era un po’ che anche Giuliana – assieme a una cugina – stava ricostruendo la storia dei suoi avi. E in casa le foto di babbo Rosolino sono un po’ ovunque: da quella del matrimonio, fino a quelle in divisa. La maggior parte è stata scattata a Osoppo, vicino a Gorizia, dove la coppia si era trasferita – freschissima di nozze – in attesa che lui partisse per la guerra. Da quel momento tante foto dal fronte, qualche lettera è tutto ciò che resta di Lino. "Le ho ritrovate da qualche tempo, ma non le ho mai aperte quelle indirizzate a mia madre – spiega Giuliana –. L’ho fatto per rispetto, per non violare la loro intimità. Facendolo mi sarei sentita fuori posto". I plichi di carte, le foto in bianco e nero, nel frattempo sono state tutte archiviate e restaurate da Roberto, diventato un po’ il custode del passato di Lino, continuando senza tregua a cercare tracce di quel nonno che non ha mai potuto abbracciare.