Don Giovanni Mosciatti saluta alcuni figuranti all’ultimo palio di Fabriano
Don Giovanni Mosciatti saluta alcuni figuranti all’ultimo palio di Fabriano

Imola, 12 luglio 2019 - Ci sono la chiesa, l’anello e tutti gli invitati. C’è un «uomo», così ama definirsi don Giovanni Mosciatti,, pronto a ricominciare da capo la propria vita, esattamente come nel giorno del suo «matrimonio». La simbologia non tradisce il nuovo vescovo di Imola, e con ogni probabilità non lo smentiranno neanche i fatti, perché l’ordinazione di domani si preannuncia davvero come una grande festa.

Niente fiori d’arancio, ma piuttosto «la consapevolezza di qualcosa di straordinario, che il Signore ha voluto per me», ha dichiarato di recente il prete marchigiano ai microfoni di ‘12 Porte’, il settimanale di cultura e informazione religiosa della chiesa di Bologna. Un compito che qualche mese fa sembrava davvero troppo, troppo grande, ma che il parroco con la chitarra aveva accolto dal primo momento, con tutte le sue difficoltà, fino a ieri, quando è arrivato, carico per la fatica del trasloco qui, sulle rive del Santerno.

«Sono nel bel mezzo di uno ‘tsunami’ della mia vita – aveva cominciato così l’intervista al settimanale religioso -, la nomina è arrivata davvero inaspettata; ma io sono qui nella mia povertà ad aspettare tutto». Che ‘ il Dongiu’, così chiamano dalle sue parti il 61enne insegnante di religione, sia pronto non vi è alcun dubbio, ma la nostalgia di quei ‘muri’, fra Fabriano e Sassoferrato almeno un po’ si farà sentire. «Tutti sono felicissimi per me, ma dall’altra parte anche molto giù. Pensate che una bambina, nel giorno della sua comunione mi ha persino lasciato una letterina con scritto: ‘Sono molto triste perché vai via, ma sono anche contenta perché potrai servire meglio Gesù’».

E questo sarà probabilmente il filo conduttore che legherà tutto l’operato di Mosciatti, che ha iniziato la sua storia d’amore con la fede da giovanissimo. L’evento che gli cambiò la vita, fu la morte di Giovanni Paolo I, nel 1978. Quell’anno, un amico di Giovanni decise di prendere gli ordini, e il nostro nuovo vescovo cosa fece? Gli andò dietro. Passarono poi gli anni, dal servizio militare in Friuli, fino all’incarico di prete per qualche chiesa di campagna. In un certo modo è abituato a cambiare casa l’ormai ex parroco, dalla voce tranquilla e amichevole.

Oltre alla fede, Mosciatti porterà con sé la sua collezione di chitarre, e quella tromba, che ha deciso di inserire persino nel suo stemma vescovile. E un motivo c’è: fu per lui il primo strumento musicale quando suonava nell’orchestra popolare. Proprio con quel pezzo d’ottone si esibirà domani in Rocca dopo la nomina. Ad accompagnarlo, la sua storica band, ‘Il turno di guardia’, una combriccola di suoi ex allievi con i quali ha deciso di continuare a dar voce alla propria passione.

Continuerà ad essere ‘il prete fra la gente’ come tutti lo descrivono? Gli intenti sono tutti nel suo motto episcopale: «Sosteniamoci nella lode di Cristo». La città darà la risposta, e la comunità cristiana capirà se veramente «camminando tutti insieme, andremo più lontano».