Gabriele Peroni, direttore dell’Unità operativa complessa dell’Igiene pubblica dell’Ausl, da ormai due anni in prima fila nella lotta al Covid
Gabriele Peroni, direttore dell’Unità operativa complessa dell’Igiene pubblica dell’Ausl, da ormai due anni in prima fila nella lotta al Covid
"L’allarme non è ingiustificato. I dati sono in crescita, l’incidenza settimanale è alta, la variante è molto più contagiosa del virus iniziale. Non bisogna abbassare la guardia". Gabriele Peroni, direttore dell’Unità operativa complessa della Sanità e igiene pubblica dell’Ausl imolese, fotografa la situazione pandemica attuale, alla luce dei numeri che ogni giorno, anche più volte al giorno, la Regione e le stesse Ausl diffondono per dare conto dell’evolversi dell’emergenza sanitaria. "Il rialzo dei casi nella nostra regione è partito dalla Romagna – riflette il medico – All’inizio, territori come Piacenza e Parma erano più...

"L’allarme non è ingiustificato. I dati sono in crescita, l’incidenza settimanale è alta, la variante è molto più contagiosa del virus iniziale. Non bisogna abbassare la guardia".

Gabriele Peroni, direttore dell’Unità operativa complessa della Sanità e igiene pubblica dell’Ausl imolese, fotografa la situazione pandemica attuale, alla luce dei numeri che ogni giorno, anche più volte al giorno, la Regione e le stesse Ausl diffondono per dare conto dell’evolversi dell’emergenza sanitaria.

"Il rialzo dei casi nella nostra regione è partito dalla Romagna – riflette il medico – All’inizio, territori come Piacenza e Parma erano più tranquilli... La curva è in ascesa, l’onda c’è e al momento non sappiamo quando verrà raggiunto il plateau. Abbiamo meno forme gravi, ma non è il caso di allentare le misure di precauzione. Speriamo che l’onda scenda, d’altra parte però la stagione invernale è appena iniziata".

E con l’inverno si sta più al chiuso.

"Abbiamo avuto un buon ottobre, si poteva stare a lungo fuori, e anche metà del mese di novembre è stata clemente...".

Ora invece no.

"A questo proposito, il vaccino è più che mai necessario ora, per garantire quanto più possibile l’agibilità lavorativa, scolastica e sociale. Per non tornare al lockdown, in altre parole, perché ne abbiamo già avuto abbastanza".

Che fare, quindi?

"Dobbiamo usare i dispositivi di protezione individuale, utili anche per altre malattie. Le precauzioni sono simili per la vita sociale e quella lavorativa. Mi rendo conto che in famiglia le accortezze sono più difficili da rispettare, ma se ne possono senza dubbio avere. Ci vuole insomma senso di responsabilità, e quindi limitare le occasioni di incontro. Le nostre esigenze di socialità vanno temperate con gli spazi e le possibilità che abbiamo. Invitare 10 amici in un alloggio di 80 metri quadrati non è prudente. Riconosco però che c’è un costo sociale, sotto questo aspetto".

Il settore scolastico è quello che dà più preoccupazioni ora.

"Il protocollo in uso adesso è inapplicabile: va modificato e ci stiamo muovendo per farlo. I bambini sospetti positivi vengono sospesi dalla didattica in presenza fino a quando fanno il tampone. Ma non sono in isolamento, e quindi magari vanno a basket, a pallavolo, a feste. Il protocollo è stato pensato prima di questa ondata, quarta o quinta che dir si voglia, e si vede. Bisogna che i genitori siano responsabili".

Capitolo vaccini.

"Vedremo se il sistema terrà grazie ai vaccini. La cui protezione dura un po’ meno, lo si nota dalle evidenze cliniche. La protezione sicuramente cala, ed ecco che emerge la necessità di fare la terza dose nel più breve tempo possibile, per garantire, tra le altre cose, anche quella vita sociale che si svolge al chiuso".

Stiamo andando verso le feste: shopping, code nei negozi, folla sotto i portici: consigli?

"In gallerie, ambienti confinati o semichiusi obbligo di mascherina. I dispositivi sono indispensabili. E le mani: le malattie a trasmissione aerea hanno come veicolo anche le mani. Quindi bisogna igienizzarle. L’obiettivo è uno solo".

Quale?

"Se partono di nuovo i colori (giallo, arancione, rosso, ndr) arrivano altre restrizioni".

Ci siamo vicini?

"Sì. Basta guardare i dati".

Maurizio Marabini